Rassegna storica del Risorgimento

ALFIERI VITTORIO ; FOSCOLO UGO ; ROMANTICISMO
anno <1934>   pagina <769>
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Gli al fieriani-foscoliani piemontesi, ecc., 769
nudo e schietto il carattere. Tu non saprai tutto, forse. Tu non saprai che, quasi deridendosi di lui, fu nominato professore quando già si sapeva che 3a Cattedra di Pavia verrebbe abolita. Tu non sai che dovendovi essere invece, l'anno venturo in poi, la cattedra del Foro in Milano, alla quale per l'attuale attività, Foscolo vi (sic) avrebbe tutto il diritto, egli fu proposto in competenza di certo Anelli somaro, buffone, facitore di opere buffe e serie, Dio sa come e con quanti versi sbagliati; e fu pure quest'ultimo anteposto e nominato a pro­fessore, mentre i talenti sommi di Ugo a null'altro gli giovano che ad aizzare con più ferocia contro di lui le tenebrose brighe de' tanti e tanti suoi nemici e farli trionfare. Monti, uomo grande, e di gran­dissimo cuore, lo difende a spada tratta, ma a che prò? Ne egli stesso va forse impunito per aver conservata un'anima libera e pura. E guai, amico, guai all'uomo che osa mostrarsi ancora difensore del giusto e caldo amatore del vero. E quando penso a quali mani viene commessa la sacra coltura della gioventù, io sento una disperazione nel cuore che mi toglie la ragione-. Piangi, amico, piangi sul nostro obbrobrio e sulle tenebre delle generazioni che ci succederanno. H mio Ugo mi sta sempre d'innanzi: egli impara a temere, e ornai in società ha fatto il callo alla' precauzione del sospetto; ma valli sus­surrare all'orecchio il linguaggio della verità, porgigli la mano e scuotilo tu lo vedi a un tratto rompere ogni argine al suo ritegno e procedere, qual maestoso fiume, in liberi e alteri ragionamenti. Il cielo salvi, amico, ma più dall'avvilimento universale che dalle persecuzioni; tale dev'essere l'augurio d'ogni suo vero amico; a lui poi rimarrà sempre nell'estremo pericolo l'estremo coraggio e la sua fiera virtù (lett. XL).
Queste ultime parole dopo tanta enfasi sinceramente appassionata racchiudono un preciso vaticinio dell'esilio del Poeta; ma tutta questa lettera meritava d'essere riferita, perchè più delle solite pagine biografiche, giova a farci comprendere quale fosse lo stato d'animo del Foscolo in quel tempo, quale l'ambiente politico e morale di Lombardia agli inizi del suo strano magistero pavese, quale il fascino ch'egli esercitava sui giovani sovrattntto, fascino che era, dunque, foscolismo in azione ed era propaganda d'italianità e di libertà, insofferenza di quella dominazione francese napoleonica che procurava sempre maggiori delusioni; una insofferenza abbastanza chia­ramente attestata nel carme liberale dei Sepolcri e, non-
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