Rassegna storica del Risorgimento

ALFIERI VITTORIO ; FOSCOLO UGO ; ROMANTICISMO
anno <1934>   pagina <773>
immagine non disponibile

Gli alfieriani"foscoliani piemontesi, eco,, 773
mentre il culto di Luigi pel Foscolo aveva avuto il suo germe primo nell'Ortis, quello di Silvio, invece, l'ebbe nel carme dei Sepolcri. Rapporti affettuosi questi di Silvio, ma conformi all'indole più calma, equilibrata e meditativa. Presentatore suo al Poeta reduce da Pavia, il 16 ottobre del 1809, era stato il fratello Luigi (1).
La storia di quest'amicizia, che qui non è possibile narrare nei suoi edificanti particolari tutti riccamente documentati, è tale da far onore ai due spiriti nobilissimi, cbe ben si possono dire degni l'uno dell'altro. Anzi, non esito a dire che nella valu­tazione delle vere qualità morali e quindi della individualità di essi non si è dato il giusto peso a questa amicizia fra due anime che appaiono a primo tratto e si sogliono comunemente giudi­care tanto diverse fra loro, da potersi dire per molti riguardi antitetiche.
Indubbiamente depone a favore del Foscolo il fatto che Silvio non meno che l'eccellenza del poeta e dello scrittore per le sue straordinarie doti intellettuali e per la coltura, ammirava in lui il tesoro di bontà generosa, di nobiltà morale che lo preser­vava da qualsiasi viltà o bassezza e lo faceva capace di risolu­zioni eroiche. E non dimentichiamo che la testimonianza del Saluzzese ha un valore eccezionale, perchè in quegli anni mila­nesi egli visse si può dire in contatto quotidiano col suo Ugo, che per lui non aveva segreti. Appunto perciò egli, reduce dallo Spielberg, sentì il bisogno di prendere la difesa dell'amico scom­parso, contro i denigratori, i quali, compiacendosi malignamente
(1) Silvio volle anche esprimere la sua gratitudine al fratello nelle ottave Ugo Foscolo, dove, rivolgendosi al sno Luigi, scrive:
Tu fosti, o mio Luigi, il caro petto Che, allorch'io dalle Franche aure tornava, Me a quell'insigne amico tuo diletto Legasti d'amistà che non crollava...
In Cantiche e poesie varie di SILVIO PELLICO, Firenze, Le Monnier, 1860, p. 398. Va notato che- mentre il Foscolo, invocato dall'amico a giudice della sua Francesca, gli diede prova d'una sincerità quasi crudele, il Pellico seppe vincere quello che è nei più un sentimento difficilmente domabile, l'amor proprio, e mostrarsi grato al Poeta, consigliere e giudice e correttore severo. Cfr. D. CHUTTONE, Per l'Auto­biografia e per i Costituti di S. Pellico, comunicazione fatta al Congresso, Inter* nazionale di Scienze storiche del 1903 e pubblicata negli Atti di esso (Sez. HI), voL IV, Roma, 1904, p. 246. Ne si dimentichi la notevole lettera amichevolmente critica che il 23 febbraio 1813 il Foscolo scrisse al Pellico, da Firenze, intorno alla sua Laotiani in [Epistol., I, .a. 325, pp. 451*63).
ni