Rassegna storica del Risorgimento
ALFIERI VITTORIO ; FOSCOLO UGO ; ROMANTICISMO
anno
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1934
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pagina
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775
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Gli al fi er inni-foscoliani piemontesi, ecc, 775
pel Foscolo come un fratello minore e quasi un figliuolo (1), ma fu inoltre un vero discepolo, il fedelissimo fra i suoi discepoli spirituali, che trasse non poco Beneficio anche dall'amicizia di Lodovico di Breme (2).
CAPITOLO VII. Il foscoliano Silvio Pellico ed il Conciliatore
Vediamo ora Silvio Pellico all'opera.
Il discepolo del Foscolo e, s'intende, anche dell'Alfieri il commilitone dell'abate Di Breme si rivela in tutta la pienezza della sua energia e della volontà ostinata e coraggiosa, in tutto l'ardore della sua passione patriottica, nella maturità dell'ingegno, sotto la sferza del dolore e l'incalzare degli eventi politici;
il Saluzzese, rievocando la figura veneranda del Giovio e il ricordo dei loro colloqui in tema di fede, esce a dire:
E siccome al buon Giovio sorridea Con ossequio amantissimo di figlio, j- Così sul mio Manzoni Ugo volgea
Quasi paterno, gloriarne ciglio: In esso egli ammirava e predicea Di fantasia grandezza e di consiglio, Forte garrendo, se taluno ardui Di Manzoni schernir l'anima pia.
(1) Nel concludere la lettera importante e quanto mai affettuosa indirizzata da Firenze il 23 febbraio del 1813, a Silvio fratello: Perchè, figliuolo mio, a que* tanti amici perduti... e Giovio più degli altri non mi lasciano in pace, e non posso piangerli... Vivi tu almeno, Silvio mio, vivi per la tua patria e per me; ed io, a finché avrò senso di vita, sarò tuo (Epistol., I, n. 326, p. 463).
(2) Ciò risulta da lettere e da numerosi altri documenti riguardanti l'amicizia e ben noti agli studiosi, ma anche da quelle quartine scritte dal Pellico in memoria del Di Breme e intitolate al suo nome (nel cit. voi. delle Cantiche e poesie varie, pp. 404-407), che sono ingiustamente dimenticate. In esse il Saluzzese ricorda, fra l'altro, d'avete assistito l'amico al suo letto di morte, in Torino, parla con viva riconoscenza di lui consigliere efficace nei suoi studi e consolatore nelle sue tristezze (adebitor fai di molto a Lodovico: Sprone agli studii miei si fea novello... Per forte impulso de' suoi cari accenti Energia forse conseguii più bella: Quell'energia perch'uomo infra i tormenti Soffoca i lagni, e indomito s'appella ). Della intimità dei rapporti corsi fra i due, anche in fatto di politica, sono attestazioni preziose le lettere di Lodovico al Pellico o le sei di Filiberto Di Breme citate dal CALCATBRRA, Polemiche, cit., p. CI, come esistenti fra le carte Salvotti all'Archivio di Stalo di Milano. Giustamente lo stesso CALCATEMI A, Op. cit.t p-, xuy, asserisce che il Pellico risenti fortemente l'influsso del Di Breme nel campo della coltura, in senso romantico.