Rassegna storica del Risorgimento

ALFIERI VITTORIO ; FOSCOLO UGO ; ROMANTICISMO
anno <1934>   pagina <777>
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Gli alfieri ani-foscoliani piemontesi, ecc., 777
in casa Porro fecero del Saluzzese uno dei più validi ispiratori e cooperatori del Conciliatore e gli segnarono la via che doveva condurlo al martirio ed alla gloria.
Era questa la missione che gli era stata ispirata dall'amico adorato; al quale, il 6 aprile del '16, scriveva:
Ricordati dì me... io sono forse quello [dei tuoi amici] che più sinceramente darebbe per te l'anima sua;
e quattro giorni dopo:
È gran tempo che io ti considero l'unico vero, sommo italiano e quindi persona sacra e serbato dal destino a mostrare che Alfieri fu pianta naturale di questa terra e non uno sterile prodotto del caso.
Passo quest'ultimo che ci permette di sorprendere in parola ed in atto l'alfierismo che si continua e rivive come tradizione spirituale nel foscolismo e di cogliere il Foscolo idoleggiato ed esaltato come l'erede legittimo dell'Astigiano.
Ed il Pellico non s'ingannava, anche se, dopo tante crudeli delusioni come quelle che aveva provate, il suo amico, esule e vinto, si sentisse invaso ormai dall'amarezza e dalla sfiducia. Delusioni tanto più crudeli quelle del Foscolo, quanto più dolce aveva provato in certi, momenti anche recenti, la gioia di abban­donarsi in un palpito del suo cuore italianissimo, alla più soave delle illusioni, quella di vedere l'Italia salvata , cioè libera e indipendente per opera del Bonaparte (1).
Senza riandare qui le vicende, abbastanza note, del Foglio azzurro, anche solo per la parte avuta in esse dal Pellico, è doveroso, dicevo, rilevarne lo spirito, il carattere e gli effetti da un punto di vista essenzialmente politico.
(1) Vale la pena di rammentar qui uno di questi momenti illuminalo da una gioiosa visione e rammentarlo con le parole stesse del Foscolo, il quale il 18 novembre 1813, scrivendo da Bologna, alla contessa d'Albany, dopo date alcune notizie sui due eserciti l'austriaco ed il francese che si venivano raccogliendo nel Veneto, a fronteggiarsi, riferiva la voce, giunta di Francia, che l'imperatore volesse eccitare gl'Italiani ad armarsi per la propria indipendenza . E aggiungeva: La stolta opinione invalsa in. Italia che S. M. non voglia il bene di questo Regno tiene molti perplessi; ma se si trattasse di patria indipendente, tutta la Lombardia piglierebbe Farmi, e tutti escirebbero dalle capanne e da' palazzi a combattere, a Ma oggimai speriamo nel genio di S. M.j ed egli salverà l'Italia, dacché è puro sangue italiano . (Epìstola voi. I, n. 3Ó5, p. 525). Colgo l'occarione per citare il lusinghiero giudizio che un anno dopo, l'Ognissanti del *14, il F., scrivendo alla vedovala amica dell'Alfieri {Ephtol., II, n. 422, p. 76), dava del Grassi cerne prosatore.