Rassegna storica del Risorgimento
ALFIERI VITTORIO ; FOSCOLO UGO ; ROMANTICISMO
anno
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1934
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pagina
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778
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778
Vittorio Ciati
Il pensiero o, meglio, il sentimento politico del Pellico è in parte soltanto adombrato negli articoli del Conciliatore, che sono i più numerosi in confronto di quelli scritti dagli altri collaboratori, ma che più importa anche fra i più significativi, dal nostro particolare punto di vista. Al quale proposito conviene notare che i più degli studiosi che si sono occupati del Foglio azzurro, non hanno tenuto abbastanza conto delle condizioni difficili e presso che tragiche, da ultimo, in cui erano costretti a lavorare i conciliatori, sotto l'incubo della Censura. In quelle loro pagine non si ha, dunque, che un'ombra, deformata, del loro pensiero ; onde il giudicare di esso da quegli articoli sarebbe come un voler fare giudizio d'un corpo umano da un torso mutilato.
Con ben altra larghezza e chiarezza l'anima di Silvio troviamo espressa nelle lettere da lui scritte al fratello Luigi, le quali, com'è noto, furono fatte conoscere, conviene credere, nella loro totalità e integrità, dal p. Ilario Rinieri, benemerito degli studi pelKchiani; lettere, dalle quali ebbe a spigolare già pel suo intento speciale, con sobrietà ed acume, il compianto Edmondo Clerici, mio indimenticabile discepolo, in quel suo lavoro sul Conciliatore, che rimane pur sempre, a tanti anni di distanza, fondamentale.
Il Pellico, nei suoi articoli, pur costretto a velare e a sottintendere, giocando di astuzia con la Censura, imprime al suo pensiero una fermezza ed una energia che sembrano contrastare con la figurazione tradizionale e quasi leggendaria del ce mite Saluz-zese, quale in realtà apparve dopo il suo ritorno dallo Spielberg e dalla intonazione dominante nelle Mie prigioni. Fatto sta che le sue pagine furono le più bersagliate dalla Censura ; e fra esse in modo memorando quella del n. 36 (3 gennaio 1819) che fu così brutalmente amputata, che l'autore il quale era anche direttore e redattore-capo pensò di giocare al Censore il tiro di stamparla lasciandovi un vistoso spazio in bianco che richiamò l'attenzione del pubblico e che, naturalmente, sui lettori fece un effetto maggiore ancora di quello che non avrebbe fatto il testo soppresso. È noto ma qui è opportuno rammentare che il Pellico, fu, non solo il segretario e direttore effettivo, ma anche il factotum e il Cireneo del Foglio azzurro, specie negli ultimi mesi. Insieme col Di Breme egli ha, inoltre, il merito