Rassegna storica del Risorgimento
ALFIERI VITTORIO ; FOSCOLO UGO ; ROMANTICISMO
anno
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1934
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Vittorio Clan,
foscoliana, ora nel celebrare i meriti di quei poeti tragici e italiani e stranieri, che l'arte loro fecero servire a intenti nazionali (nel n. 46, 7 febbraio 1819, l'articolo sul Tkéatre de M. Jos. de Chénier, comincia con queste chiare parole: <c La tragedia ce tende dappertutto in questa età a meritarsi il titolo di poema ce eminentemente nazionale: Alfieri in Italia, Schiller in Ceree mania, Chénier in Francia, tra valenti poeti moderni, i quali ce attinsero il loro estro dall'amore vero e del giusto e quindi della ce patria , dove questo quindi è delizioso!); ora nel rivendicare la grandezza di quel Vico, del cui pensiero sono cosi frequenti ed evidenti le tracce nelle opere del Foscolo, a cominciare dai Sepolcri e dalla Orazione inaugurale (1). Ma il Pellico, con una abilità innegabile, riusciva a schizzare e diffondere qua e là, all'occasione, alternandole e dosandole con discreta misura, verità e sentenze morali, sociali e civili, nonché letterarie ed estetiche. Un'occasione propizia per citare un esempio caratteristico gli si presentò o, piuttosto, egli cercò, scrivendo nel n. 39 (del 14 gennaio '19), della Gertrude di Wyming, Poema in tre canti di Tommaso Campbell. Terza edizione, Londra, 1810 (si noti: 1810). Il caso di questo poeta inglese, che, considerato fra i poeti viventi d'Inghilterra te il capo della scuola classica e che pur vi godeva ce di un'alta riputazione non contestatagli neanche dai poeti più celebri della scuola romantica , suggerisce al Saluzzese un ampio articolo, nel quale ribadisce la concezione che egli e i ce romantici d'Italia avevano del romanticismo, concezione simile in tutto a quella professata dagli Inglesi. E vale
(1) Non è arrischialo attribuire principalmente all'iniziativa del Pellico, effettivamente redattore-capo e, anche in quei giorni estivi (22 agosto 1819), assiduo al lavoro pel Foglio azzurro, la riproduzione, nel n. 102, pp. 413-4, d'una Notizia sovra la ristampa di alcune opere filosofiche del Vico, e su la loro influenza . À questa Notizia va innanzi il cappello seguente: Veder lodato un nostro a connazionale quando per lungo tempo l'ingiustizia della fortuna lo abbia fatto dimenticare, è una dolce compiacenza per noi. [Amara, invece, par la Censura a austriaca'}. Ma questa compiacenza fassi ancora più grande quando i lodatori a sieno uomini di grido, e stranieri . Questa Notizia non è soltanto un documento prezioso per lo storico della fortuna del filosofo napoletano, costituisce anche un felice contrabbando nazionale consumato sotto il naso della Censura, ricordando fra i rivendicatori italiani del Vico, alcuni grandi italiani modernissimi, il cui nome doveva suonare come di pregiudicati agli orecchi dei Censori, quali il Filangieri, Mano Pagano, Vincenzo Cuoco e perfino uno della brigata sospetta del Conciliatore, G. D. Romagnosi.