Rassegna storica del Risorgimento
ALFIERI VITTORIO ; FOSCOLO UGO ; ROMANTICISMO
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1934
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790
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Vittorio Clan
Coppet, si tratteneva a villeggiare sul lago di Conio e perdeva le sue giornate eoi forestieri . Ne derivava un aggravio di lavoro per gli altri. Io non ho mai riposo scriveva. Con tatto ciò non mi stanco del Conciliatore. Amo quest'impresa, perchè la vedo santa, utile e gloriosa all'Italia .
Con queste sante parole, che basterebbero a dar la misura della fede, ma pure della intelligenza e della chiaroveggenza del Pellico, noi potremmo concludere; anche perchè quanto è stato esposto sin qui, è sufficiente a dimostrare il contributo decisivo dato da lui all'impresa veramente ce utile e gloriosa all'Italia . Ma gioverà richiamare alcuni fatti che dimostreranno con quale forza di logica feconda si sia svolta l'opera politico-letteraria del Saluzzese, in armonia con quella dei suoi commilitoni, sovratlutto del Di Breme, caduto alla vigilia della vera battaglia politica, e Confalonieri, predestinato compagno suo negli orrori dello Spielberg.
Per fortuna le sue lettere al fratello ci permettono di seguirlo nei momenti più caratteristici di quegli anni che seguirono la morte del Conciliatore. Quest'ultimo evento, che disarmava quei combattenti della sola arma che avevano afferrato per disperazione, aveva fatto capire al Pellico che altre armi, altri mezzi e modi di guerra s'imponevano. L'azione letteraria resa impossibile, non ancora possibile l'azione politica, occorreva preparare la rivoluzione. A questo intento Silvio Pellico d'adoprò a gara col Di Breme e col Gonfalonieri. Superfluo qui ricordare cose note e già accennate.
Accorso, nel giugno del '20 a Torino, al capezzale del suo Lodovico, ne ritorna a Milano, e al fratello narra le accoglienze festose avute dagli amici vecchi e nuovi, ammiratori della sua Francesca; e di alcuni di essi, quelli che si adunavano in casa An selmi e Marchisio, nota che sono ardenti patrio tri, ma sempre ce all'Alfieri; abborrono la tirannide ed amano la libertà, ma te sempre in astratto, sempre guardando i greci e i romani, sempre disprezzando i moderni... (RINIERI, I, 389). Alfieri ani e foscoliani un po' arretrati, dunque. Il Pellico sentiva il bisogno di uscire dall'ce astratto per tentare il concreto d'una azione nuova, audace, spregiudicata, tanto che egli non esitava a confessare al fratello che nell'ambiente domestico, fra i suoi genitori, aveva provato come un'aria irrespirabile, un tanfo noi oggi diremmo, di passatismo .