Rassegna storica del Risorgimento

ZAPPOLI AGAMENNONE
anno <1934>   pagina <803>
immagine non disponibile

Una caratteristica figura bolognese del Risorgimento 803
Italia un anno almeno prima che l'associazione sorgesse e funzionasse. come vuole l'unità di tutta Italia, così egli non la spera se non dall'azione, dalla insurrezione, dalla democrazia; insomma dalle armi e dalla repubblica.
Non ancora ventenne, ha già entro di sé tale sentimento, che è in contrasto colla realtà circostante, e perciò tanto più singo­lare e meritorio. Ciò non toglie però che nel 1848, pur nulla sperando dal Papa quale sovrano dello Stato ecclesiastico, e pur plaudendo a Pio IX che concede la Costituzione, egli non si unisca allo sforzo di tutti nella guerra della indipendenza, nella causa della libertà fondamentale dello stato, base per lui sàie qua non per arrivare alla formazione dello stato italiano.
La questione sociale lo agita e lo indirizza sino dai primi anni, con un vigore di giovinezza e di forza, che talvolta si impone. In parecchi dei suoi drammi appare il motivo fonda­mentale della sua riforma sociale, un po' umanitaria, un po' romantica, un po' rivoluzionaria, che consiste nella uguaglianza assoluta dei diritti e dei doveri, nella difesa dei poveri e dei deboli, nell'amore all'onestà e alla virtù, nella protesta contro una società che a poco a poco aveva finito col mettere il governo e la direttiva dei pubblici affari nelle mani di pochi tirannelli, spesso ingiusti e impuri. Questi suoi sentimenti vengon fuori sopratutto nel dramma / ricchi e i poveri. In esso le idee sue son rappresentate dal protagonista, Giovanni ce agente di com­mercio . Accusato, sebbene innocente,, di aver rubato, insorge contro i nobili e signori che gli sono biecamente contro : ce Assas­sini del mio onore! Sì, avete ragione; il ladro non può essere che un povero. Uno ricco, come può aver bisogno di rapire l'altrui, se egli ha di che soddisfare a tutti i suoi desideri?... . E poi : ce No, aggiunge tosto con forza, tutto questo che vi cir­conda è roba nostra, è il sangue del povero. E se l'industre colono negasse un giorno di lavorare la terra, o superbi, mori­reste sui mucchi dell'oro . E già l'idea blanquista e ci sono i prodromi del socialismo rivoluzionario e della lotta di classe.
Il dramma fu molto applaudito sulle scene fiorentine nel 1843, senza che alcuno levasse la voce contro. Solo due anni dopo, quando lo Zappoli lo pubblicò dovette accettare il con­siglio della polizia toscana (senza dubbio la più liberale d'Italia) di dichiarare che le a massime del protagonista erano ardite ed esagerate , e con questa modesta nota, che lo Zappoli relegò