Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; LOMBARDIA
anno <1934>   pagina <823>
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/ partiti politici in Lombardia nel '48, ecc., 823
tere che quel popolo stesso, piuttosto di soffrire il ritorno degli antichi dominatori, avrebbe fatto ima palude delle proprie pianure, come il Porro asserisce; poiché troppo scarsi furono gli aiuti forniti all'esercito combattente, anche quando lo si vide in pericolo, per impedire il deprecato ritorno, e si preferì dai più scalmanati scagliare ingiurie e fucilate al Re nell'ora tragica della ritirata.
Buone in genere le osservazioni che l'autore fa sui corpi franchi e sulla costituzione possibile di milizie regolari: egli non vuole esage­rare nello svalutarli, ma le sue stesse parole non dimostrano una eccessiva fiducia; e in realtà noi sappiamo che, se il contributo dato alla guerra dal popolo fu grande di eroismi e di sacrifici, fu quanto mai scarso per numero e perizia di combattenti. Anche qui più che mai è dimostrata l'impotenza del Governo provvisorio: a un mese di distanza dallo scoppio della rivoluzione milanese quanto poco si è fatto per l'organizzazione militare, che avrebbe dovuto essere prima e quasi unica cura del governo in un paese in stato di guerra!
Ma l'argomento principale della lettera è costituito dalle notizie riguardanti le opinioni. Ed ecco la confessione del Governo provvi­sorio attraverso le righe di uno dei suoi membri: ... i partiti, princi­palmente gli estremi, si agitano; e il Governo nostro che ha la sua forza nella neutralità non può contenerli finche non turbano l'ordine pubblico. Qui sta l'errore capitale: in quella benedetta neutralità del governo tra i partiti, canone dichiarato, se non sempre rispettato, della democrazia; che lo lascia in balia, anziché alla direzione, dell'opinione pubblica, alla mercè degli esaltati, dei più violenti, nell'incapacità assoluta, nonché di determinare una corrente di idee, ma neppure di raccozzare intorno ad un fine unico le parti discor­danti, che nel caso speciale avevano pure un sentimento in comune, l'amore alla patria, un desiderio, l'emancipazione dallo straniero. H Porro trae, è vero, materia a bene sperare dal fatto che a un'immensa maggioranza... vuole di cuore e per interesse una fusione del più largo territorio possibile, secondo le eventualità della guerra, col Piemonte, sotto la salvaguardia di istituzioni largamente liberali ; ma lo ammette egli stesso che questa maggioranza ce ora non si manifesta, sì per l'inerzia, che ovunque e principalmente fra noi si accompagna allo spirito di moderazióne, sì per seguire il progresso del Governo . Ma come si può contare su queste maggioranze amorfe, sempre in attesa degli eventi, se non esiste, o non si rivela un potere centrale animatore, che sappia infondere in esse la fede nella causa, per otte­nerne l'ardore nella lotta? Sono sempre le minoranze che dominano