Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; LOMBARDIA
anno <1934>   pagina <824>
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Achille Corbelli
e guidano verso le battaglie por i nuovi ideali : e qui le minoranze erano varie, e discordi, e impreparate, e mal dirette. La maggioranza ! Ma la maggioranza era data dal popolo delle campagne, turbato e leso nei suoi interessi dallo sconvolgimento causalo dalla rivoluzione e dalla guerra; dal popolo stesso delle città, quello che nello scorav mento della ritirata i valorosi dell'esercito piemontese, che avevano versato il loro sangue in Lombardia, vedevano apprestarsi a andare incontro agli Austriaci ritornanti. Ah, mon amie, quelle desili usion que ce passa gè à travers cene ville [Cremona], où naguère nous avions été regus en trioni ph e! Pas un chic ti dans ces rues, et une demie heure après on allaìt à la rencontre de Vavantgarde ennemie pour lui faìre bon visage! (4).
Una buona notizia alla fine, riferita del resto da molte altre fonti, ma che può valere ancor oggi a testimoniare delle antiche aspirazioni delle nostre ultime terre redente: Il Tiralo è agitatissimo e la sim­patia al Piemonte è ivi grandissima . In Lombardia c'è pure agita­zione, ma purtroppo è agitazione di partiti, altro nemico come il Radetzky, cui il Porro tuttavia non mostra di dare grande importanza. Ciò non toglie che egli vi dedichi ancora un foglio a parte, quale poscritto, in cui ribadisce che dell'Austriacante non è più da far caso, anche per l'ostilità del clero, che è vivissima, preso com'è d'amore per il sommo Pio . Che avverrà poi di queste disposizioni, ci vien fatto di domandarci, quando il Pontefice si deciderà a sconfessare la guerra? Resta il partito propugnante le libertà comunali, a il peggiore e il più fatale , che ha segnata però la sua morte col tentare un soverchio decentramento, e in ogni modo ha perduto della sua scarsa consistenza anche pel passaggio di parte dei suoi aderenti al ce più grande partito repubblicano . Questo ha ricevuto incremento dall'ar­rivo degli emigrati e del Mazzini: ma non è scevro di discordie e di scissioni, poiché è in esso chi a tutto vuole anteposta la forma di governo, e chi per contro pone in prima linea la conquista dell'unità, riserbando a un secondo tempo la quistione costituzionale : gente stima­bile, ma scarsa di capacità a governare e di influenza popolare, e che perde credito man mano che si fa più sentita la necessità dell'aiuto del Piemonte. E non mancano i mestatori, che cercano di attirare gli operai solleticandoli nelle quistioni dei salari: contano poco, a detta del Porro, ma esistono ancor essi, lamentiamo noi.
(4) A. COBBELU, Lettera di un ufficiale piemontese dal campo (Augusto Radicati di Mormorilo) 1848-49, in Rassegna Stor. Ris. li., anno II. fase. IH, 1915.