Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; LOMBARDIA
anno <1934>   pagina <825>
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I paniti polìtici in Lombardia nel *i, ecc., 825
Eppoi, eppoi ancora l'eterna maggioranza, quella benpensante, quella che capisce il suo interesse nella maggior unità possibile, quella che teme nella bandiera repubblicana un fomite di guerra civile; che è piena insomma di buoni sentimenti, compresa la gratitudine verso chi ha concorso con tanti sacrifici e rischi alla nostra difesa , e a cui a apparterrà di decidere le sorti del paese , sempre che <t da maggiori circostanze o da qualche colpo di mano delle minorità non venga impedito di manifestare pacificamente il suo voto . E questo è tutto.
Esposizione chiara, onesta, sincera fin che si vuole; ma chi non vede quanto poco assegnamento si potesse fare su un paese così diviso, così impreparato a reggersi da sé; quali speranze di una valida coope­razione si potevano avere, se la massa più compatta, quella favorevole all'unione col Piemonte, abbandonata a se stessa, stava tranquilla ad aspettare di poter manifestare pacificamente il suo voto? E non vie-n fatto di chiederci: o il Governo provvisorio che cosa faceva in questo frattempo? Come procurava l'abbattimento dei piccoli partiti, non forti forse, ma dannosi certo per la divisione che mantenevano negli spiriti? Come combatteva i repubblicani? Come infine promoveva quell'unione col Piemonte* che doveva in effetto tanto tardare, e com­piersi solo quando ormai già minacciava la rovina? Il Governo provvi­sorio rimaneva neutrale! Non una parola è nella lettera del Porro su quello che era legittimo attendersi in risposta a una richiesta sulle condizioni del suo paese da parte di un rappresentante di quel popolo e di quel Re, che combattevano da oltre venti giorni in Lombardia senza sapere che cosa accadesse ai loro fianchi, se si Apprestassero aiuti o si tramassero insidie (c'è un accenno a sospettate relazioni con agenti austriaci per tentativi di accomodamento); nulla che metta in luce l'operato del Governo, di cui certo il Pel itti doveva essere, e tanto più sarebbe rimasto, in ànsie, dopo queste notizie invero assai poco rassicuranti.
La lettura di questo documento riconferma in noi la convinzione delle buone, patriottiche intenzioni del Governo milanese, ma ad un tempo della sua assoluta incapacità a padroneggiare la situazione, a seguire una linea di forte politica, a costituire un esercito capace veramente di fiancheggiare il Piemontese; inesperto, debole, indeciso, con quelle qualità negative proprio che si vollero addebitare a Carlo Alberto e ai suoi. Colpe? Non colpe: dolorose contingenze e nulla più. Non si crea ex abrupto una classe dirìgente là dove da troppi anni si viveva schiavi, tenuti lontani da ogni effettivo eser­cizio di potere; non si improvvisano uomini di governo e d'azione,