Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; LOMBARDIA
anno <1934>   pagina <826>
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Achille Corbelli
gèSIe non si può procurare di botto unità di spiriti e d'intenti in una gente che da secoli non ha potuto avere indipendenza di vita, né mani­festare ranima sua. No: solo non si ripeta più, come oggi ancora ogni tanto ci tocca sentire, che nel '48 si perdette per imperizia o per mala volontà di Carlo Alberto e del Piemonte: nel *48 Carlo Alberto e il Piemonte si battevano e versavano sangue sui campi di Lombardia.
ACHILLE CORBELLI
Carissimo Conte,
Procurerò riscontrare alla graditissima sua il meglio che per me ai possa benché la mia posizione in questi ultimi tempi mi renda difficile il conoscere abbastanza bene lo stato del paese e delle opinioni, le moke occupazioni toglien­domi il tempo d'uscire da un certo circolo semi ufficiale, ed essendo rotte le rela­zioni frequenti cogli amici pure assorbiti in molteplici e svariate mansioni.
Le dirò però innanzi tutto che la supposizione che vi siano o vi possano essere relazioni con agenti austriaci per tentativi di accomodamento non regge. Simili trattative non sarebbero neppur possibili ad un partito e ad individui giacché non sarebbero sofferte neppure dalla classe meno intelligente del paese: chi volesse tentarli si esporrebbe ad essere massacrato dal popolo: non credo di essere accecato asserendo ciò: gli ultimi avvenimenti e le atrocità commesse sul popolo principalmente hanno messo una barriera fra la Lombardia ed il dominio austriaco che renderà sempre moralmente impossibile una restaurazione qualunque possano essere le eventualità della guerra.
Sono intimamente convinto che i Lombardi sarebbero nel caso pronti a ren­dere le loro pianure una palude anziché soffrire il ritorno delle armate austriache.
Intorno al secondo punto cioè al sussidio che il paese può dare all'armata combattente e specialmente intorno ai corpi franchi per quanto io posso risapere come privato e uomo di poca scienza delle armi credo che sia erroneo ed esagerato tanto la ceca fiducia che forse alcuni vogliono mettere in quella milizia, quanto le accuse che si fanno al loro scompigliato ordinamento. Io son d'avviso che non potremmo mai giovare se non appoggiati e appoggiami le operazioni di una truppa regolare.
So d'altronde che in quei corpi sono commisti bravissimi giovani e vera feccia di popolo: so che disordini vi sono purtroppo inseparabili dal tumulto e dall'ur­genza delle circostanze in cui quei corpi furono raccolti: so che il Gov.[erno] procura di porvi alla meglio qualche sistemo; impedisce la creazione di nuovi corpi e vorrebbe anzi diminuire gli esistenti concentrandone parte nelle truppe regolari.
Di queste ultime milizie è erroneo che non vi sia nucleo: io non so lo cifre ma pur molte truppe fra le italiane giù in servizio furono riannodate, ricom­poste, in .corpi regolari, e già spedite all'esercito; ma manchiamo di tutto, d'armi specialmente e di uomini capaci al riordinamento militare. I vecchi ufficiali dell'armata italiana sono inetti por troppa età e per la differenza de' tempi, ed i giovani pieni' di buona volontà mancano di esperienza.