Rassegna storica del Risorgimento

1859 ; MAZZINI GIUSEPPE ; GINEVRA
anno <1934>   pagina <841>
immagine non disponibile

Congiure mazziniane alla vigilia del 1859 841
spedizioni di Pisacune e del moto infelicissimo della Superba, l'Agi­tatore era ritornato, com'è noto, a Londra.
I documenti che qui appresso seguiranno, ci daranno le prove quasi sicure del tempo dei suoi passaggi in Svizzera, così difficili a determinare nella biografia mazziniana.
Ed anche questo contribuirà a dar valore ai pochi documenti rintracciati, cui basta del resto, per iscriverli nel gran corpus delle scritture del Risorgimento, l'aver appartenuto al ministero di Camillo Cavour. Attualmente fanno parte dell'Archivio politico dell'Archivio del Regno (Archivio di Stato di Roma) modesto nucleo di quello che potrà essere l'archivio centrale d'Italia.
Seguiremo, per quant'è possibile ed utile, l'ordine cronologico.
La tensione degli animi degli emigrati era assai spinta anche prima del 1858 e dell'attentato Orsini. La Svizzera era in proposito un eccellente osservatorio.
Un rapporto da Milano confidenzialmente arrivato al Console di Francia a Ginevra (non datato, ma certo della fine del 1857) dice che il partito mazziniano sognava due rivoluzioni: a Napoli e a Parigi, con relativo doppio regicidio! A Parigi s'era fondata addirittura una società (con i soliti affigliati) (2), che aveva des intelligences dans les Departemens et avec le bas peuple de Paris . L'informatore vedeva sullo sfondo anche la rivoluzione europea e asseriva che la sola rivoluzione di Napoli non avrebbe soddisfatto i mazziniani, per paura di un intervento francese.
Un breve dispaccio del Console Sardo, il barone Michaud, che così entra in scena, probabilmente della stessa data, conferma: Le conjuré disent que le plus presse est de tuer l'Empereur et que quant au Roi il sera toujours facile de s'en defaire en appostant des gueux dans le bois ori S. M. eh asse .
In verità l'uccisione dell'Imperatore (e questo spiega la psicologia del prossimo attentato del 14 gennaio), era un pò* il luogo comune dei rivoluzionari di stile.
Affermare e che quel sovrano sarebbe caduto per mano di un Italiano era la suprema verità di coloro che la polizia definiva mazzi­niani. Così, in atti, il dispaccio n" 5529 dell'ottobre 1857 della Que­stura di Torino, nel dare informazioni del doti. Cesare Boldrini da Castellare, implicato nei moti di giugno 1857 in Genova e corrispon­dente di Garibaldi.
(2) Frapponi, Accorai, Salvili, Dell'Ongaro, Maestri.