Rassegna storica del Risorgimento

1859 ; MAZZINI GIUSEPPE ; GINEVRA
anno <1934>   pagina <845>
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Congiure mazziniane alla vigilia del 1859 845
e il desiderio gli fanno in mi primo momento scrivere: a il a été pro­cede à l'interrogatoire du nommé Mazzini, que l'autorité genevòisé avait ait arréter la vedile au soir, sor la demande de M. le consnl de Franco, autorisé par son gouvernement à fair cette démarclie .
Il passo diplomatico aveva però condotto all'arresto di' un mode­stissimo Mancini il quale si limitò in presenza del console di Francia, del console Sardo, del consigliere Duchosal e del direttore di polizia, a indicare la Società italiana di mutuo soccorso come centro rivolu­zionario (<c ha un fine politico criminale, perchè parlano sempre di rovesciare tutti i sovrani ) e ad affermare che ne sarebbe andato della sua vita se avessero conosciuto la denuncia.
Tuttavia questa notizia fu abilmente sfrattata dal Michaud, perchè fino ad allora l'autorità svizzera aveva sostenuto che la società in parola era inoffensiva e semplicemente filantropica.
Più interessante apparisce un'altra notizia: che, cioè, alla vigilia di ogni tentativo rivoluzionario veniva distribuita e la pièce jointe (purtroppo mancante) che fungeva da segnale e riconoscimento. Doveva trattarsi, naturalmente, di una stampa innocua. Se fosse comparsa in circolazione, la Polizia avrebbe dovuto stare all'erta.
D complotto contro il Re si precisò, come da telegramma cifrato del 18 febbraio: (avrebbe avuto occasione da una visita di Vittorio Emanuele II a Genova); si sarebbe dovuto invigilare sulla strada da Portoria al Teatro Apollo ed anche il palco a teatro.
Ma il 23, Michaud, con un lungo telegramma cifrato, formula l'ipotesi del veleno. Questo mezzo sarebbe stato deciso a Losanna, in un conciliabolo a. mazziniano tra Pescantini, Leonardi e Carlinoti. Questi signori ( tous trois bien mis ) avrebbero cercato di far acqui­stare dai fornitori della mensa del Re e di Cavour, delle magnifiche fratta avvelenate. Ma per Cavour si stava anche pensando ad un'ag­gressione durante una delle sue consuete passeggiate serotine. H fidu­ciario della banda in Torino era il già nominato conte Ignoli (nome probabilmente fittizio) che aveva a sua disposizione sette o nove (sic) individui che non si trovavano mai insieme e non si conoscevano tra loro.
E con questo il barone Michaud toccava, forse, i limiti del fan­tastico.
Poi scrisse ancora il 1 d'aprile che i candidati all'assassinio del conte erano due sarti, un Burini bolognese e un Anselmo Silvestrini di Faenza, detto anche Casadio. Entrambi in Torino, pronti, specie quest'ultimo, a scattare al momento favorevole.