Rassegna storica del Risorgimento

1859 ; MAZZINI GIUSEPPE ; GINEVRA
anno <1934>   pagina <850>
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Armando Lodolini
alle mene mazziniane. Michaud salta dalla contentezza, perchè si sono. sequestrate le sue carte e spera di trovarvi' le tracce è le Me della cospirazione di cui uno dei capi doveva essere proprio costui.
H Sanguinetti si sarebbe affrettato a scrivere a Torino, ad un certo Ageri: il Console sa che la lettera è stata impostata a Carouge dalla domestica del dottore; ma la lettera non giunge a Torino, ove la polizia del Conte avrebbe potuto leggerla. Est-on bien sur dea employés qui sont à la poste de Turin? domanda angosciato il Console, ma forse lieto che a Torino (non a Ginevra, per fortuna!) si siano perdute tracce così abilmente segnalate. Un pò* comico è però il rammarico del Mìchaud per l'arresto del dottore (da lui prima tanto desiderato) proprio ora dice lui che cominciava à avoir ini oil (sic) et une oreille chez lui .
Il Sanguinetti fu rilasciato dopo pochi giorni. Il Console Sardo si affretta (16 febbraio) a dichiarare impossibile che tra le carte seque­strategli non si fosse trovato nulla di compromettente. Almeno il direttore della polizia ginevrina gli aveva promesso di dargliene notizia; viceversa non s'era fatto vivo in alcun modo. Secondo il Michand il Governo svizzero agiva in malafede, per non offrire al Governo francese (ed anche al Sardo) le prove di una colpevole tolle­ranza verso i rifugiati. Alla stessa malafede il Console attribuiva l'osti­nato silenzio sugli elementi dai quali l'Autorità svizzera aveva tratto motivo per rilevargli l'esistenza del complotto contro il Re.
E non si può dire che Michand avesse torto, tanto più che il contegno tollerante della Svizzera nascondeva pure certe beghe poli­tiche tra il Consiglio Federale e il Governo cantonale di Ginevra.
Sanguinetti, dopo l'incidente giudiziario, si sarebbe trasferito a Losanna ove, tra gli altri, si sarebbe incontralo con un ufficiale diser­tore dell'Esercito Sardo, e per di più ladro di 40.000 franchi asportati dal reggimento. Tutto questo in termini estremamente vaghi e senza che poi risulti traccia qualsiasi di conferma da parte del Governo piemontese. E sì che una diserzione di quel genere avrebbe fatto chiasso.
Abbiamo poi la messa in luce di un umile carpentiere, Ferdinando Zamperini, pericoloso e accesissimo mazziniano : il parie sans cesse de meurtres et d'empoissonnements, de vengeanecs a exercer contre
Ìe.s traitres
Lo Zamperini era stato coinvolto nella faccenda del Sanguinetti: sottoposto a perquisizione per trovare gli statuti della Società Italiana di nmtuo soccorso, ne era uscito completamente immune.