Rassegna storica del Risorgimento

1860 ; DEL PEZZO DI CAIANIELLO PASQUALE ; NAPOLEONE III
anno <1934>   pagina <864>
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Alessandro Cutolo
ciutissiimo di non poter fare nulla per V. M.. ma che le presenti condizioni di Europa, il principio del non intervento, gli legavano assolutamente le braccia
;Su questo tema continuò l'Imperatrice a parlarmi tutto fi tempo del pranzo. Nella conversazione che seguì il pranzo, l'Imperatore mi chiamò di nel nuovo in disparte e lungamente si trattenne con me. Mi disse aver avuto or ora dà Parigi gravissime notizie di Napoli.
Mi condusse allora di nuovo nel suo Gabinetto, ove cercò il dispaccio di Thouvenel, e non lo trovò, ma me ne fece vedere altri dell'Ammiraglio che diceano le stesse cose: hi defezione generale, il prossimo ingresso di Garibaldi in Napoli, ecc.
Riannodando, allora, la conversazione della mattina, ma in modo più esplicito, mi disse di non poter far nulla di efficace per la M. V. nelle presenti circostanze, per quanto ne sentisse il vivo desiderio. Che lo spirilo rivoluzionario era ormai troppo forte in Europa, in Francia stessa, sopratutto da che Garibaldi avea tentato la spedizione di Sicilia, perchè egli avesse potuto opponisi apertamente.
Che già è molto se si può dominarlo in Francia, e che non può combatterlo nel resto d'Europa. Che qualunque sua demarche in favore del Re di Napoli sarebbe male interpretata, e non si mancherebbe di dire dall'Inghilterra ch'Egli vuol mante­nere l'autonomia di questo regno in favore di un Principe della famiglia Imperiale (Murati, che ciò non era punto nelle sue vedute, e ;che Egli deve a lutti i costi evitare questa falsa interpretazione. la quale lo metterebbe in aperta lotta col-Plngbilterra.
Rimostrandogli io che un cosi grande e potente sovrano dovea potere in mille modi giovare alla causa di V. M. poiché l'era tanto a cuore, l'Imperatore rispose che un solo modo d'intervento efficace ed ntile Egli potrebbe avere in favore del Re, e che sarebbe quello di tirare il cannone per Lui, e che non può farlo per non avere in questo momento la guerra con VInghilterra.
Mi permisi aggiungere che lo guerra con l'Inghilterra era assai popolare in -Francia e raggranellerebbe al Suo trono tutti i partiti. Mi rispose che era vero, ma che per ora la guerra all'Inghilterra non potea farla.
Insistendo io per la neutralizzazione di Napoli, affinchè almeno a quella capitale fossero risparmiati gli orrori della Guerra, mi ha detto che gli avveni­menti han camminato con tanta rapidità da rendere impossibile ormai il concertarsi colle potenze sulla vìa a tenere per raggiungere questo scopo.
In questo slato di cose, il solo consiglio che Egli potesse dare al Re si è quello dì riunire e mettersi alla testa delle sue truppe fedeli, di combattere Gari­baldi, ed in ultimo ripiegare sopra Gaeta, e tenervi sempre alzato il Vessillo Reale. Nel congedarmi . ÌM>. mi disse ohe, imi avrebbe fatto tenere una sua lettera
per V. M.
L'indomani mattina essa mi fu rimessa da un ufficiale d'ordinanza dell'Impe­ratore, ed è quella che mi onoro recare alla M. V. qui unita.
Partito da Cbambery per via terra, a firn di evitare Genova e Livorno, dove Io spirito pubblico era poco favorevole al Governo che mi avea inviato, feci partire subito il Segretario di quella straordinaria Missione, cav. Bianchini (9), per via di mare* per ragguagliare il Ministero dell'operato e per ricondurre il Capri
(9) Domenico Bianchini, ufficiale di 2 classe della R. Segreteria di Stalo.