Rassegna storica del Risorgimento

anno <1934>   pagina <877>
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Libri e periodici 877
LIBRI E PERIODICI
PIEBO ZAMA, Giovanni Pianori contro Napoleone ni; Modena, Società tipografica Modenese, Antica Tipografia Soliani, 1933-XI, in-8; L. 15.
Intorno al volume di Piero Zama sul BrisighelUno che nel 1885 attentò alla vita di Napoleone IH, uscito nella a Collezione Storica del Risorgimento Italiano diretta da S. E. A. Solmi, parecchi hanno parlato e, tra essi, si vogliono ricordare: Giuseppe A. AndriuUi, nell'Italia che scrive di Roma; Carlo Zaghi nella rivista ferrarese I nuovi Problemi; Umberto Beseghi, nella rivista 17 Comune di Bologna dell'ottobre 1933, il sottoscritto nel Corriere Padano del 19 ottobre dello stesso anno; Antonio Boselli nell'ultimo fascicolo del 1933 della rivista VArchiginnasio e, di questo ultimo tempo, Giuseppe Pecci, in un articolo iUustrato, dal titolo La Romagna dal 1832 al 1855 e il Pianori di Piero Zama. Decisamente avversi alla tesi di riabilitazione del Pianori, sostenuta dallo Zama, lo Zaghi ed il Pecci.
D. modesto scrivente è, da ormai vecchia data, ammiratore di Zama studioso e scrittore, che oggi occupa meritamente un buon rango tra gli studiosi e gli scrittori di Romagna e d'Italia. Qualcuno, quindi, potrebbe ritenere scevro di oggettività il di lui giudizio già altrove espresso. A parte le tesi, che possono quasi sempre portare, scusabilmente, a qualche rilevante eccesso di valutazione, appunto perchè tesi, e perchè trattate, spesso, con un trasporto che non farà velo al giudizio deR'autore, ma che può facilmente, se non alterare, confondere almeno qualche lineamenti) visivo, io ripeto che il lavoro dello Zama è veramente ottimo. Si sente e comprende subito che è scritto da un artista ; ma non da un artista apatico, freddo, che ama rimanere al di fuori, all'esterno, direi quasi spettatore dell'argo* mento, ma da un abilissimo artista passionale, che, montato sul suo cavallo, come un buon cavallerizzo, stando bene in sella, l'occhio bene attento, regge e guida il cavallo a suo piacere, e, conoscitore com'egli è del terreno, non gli sfuggono né perìcoli, né ostacoli. Si fa presto a dire: giudizio fondamentale sul Pianori rimane quello del Comandini. Distinguo. In un certo senso è vero. Il primo ad illuminare ed a richiamare dall'oblio il Pianori, nessuno potrà negare che fu il Comandini, il quale ne trattò in quell'opera sua singolarissima e, per la nostra storia, pregevolissima: Cospirazioni di Romagna e Bologna,
Ma non è da dire che essa sia sgombra di difetti. Prima di tutto, il Comandini e stato assai severo e vivamente avverso al Pianori. Press'a poco, ha, mi pare, bene riecheggiato ed espresso lo stato d'animo dei liberali faentini contemporanei del Pianori, i quali temevano sempre: nuove malefatte del a BrisigheUino e, quindi, con la duplice preoccupazione che accadessero gravi fatti la loro fantasia dava al Pianòri una specie di alone di paurosa leggenda! e che sovrastassero ad essi