Rassegna storica del Risorgimento

anno <1934>   pagina <878>
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878 Libri e periodici
sempre nuovi rischi, finivano col detestare il Brisighellino , : eoi deprecare ogni improvvisa ed inaspettata comparsa di Ini a Faenza e territorio circostante.
Lo Z., spirito essenzialmente cavalleresco, notata la evidente ingiustizia del Comandini, s'è assunto il compito di ripararvi, correggendo errori di fatto, di prospettica, di partigianeria Non si tratta, infatti, di una vera e propria riabilita* zione del Pianori, in sé e per se, quanto di una insurrezione contro gli schemi abitudinari di certi studiosi del Risorgimento nostro, dai quali anche il Comandini non seppe andare del tutto esente. E, per stare alle dichiarazioni non dubbie dello Z. stesso : Piuttosto riteniamo che non si debba insistere a fare la storia del Rioorgimento, distribuendo luci ed ombre con quel riflettore a movimenti obbli­gati, per il quale risultano sempre in luce gli uomini della borghesia, delle caste privilegiate, o dei partiti monarchici e via dicendo: mentre vengono lasciati nel­l'ombra nera molti poveretti che hanno pur sofferto nelle carceri, che sono morti sul patibolo, senza dei quali giova ripeterlo la rivoluzione italiana sarebbe stata forse uno squarcio di eloquenza, forse un bel progetto, od una vibrante lirica, ma non azione e fatto .
E contìnua, con queste altre dichiarazioni sintomatiche : E vero che qualche volta codesti poveretti sono stati, nella loro vita privata, uomini di scarsa mora­lità, che tavolta hanno confuso le ragioni ideali con l'interesse o più spesso ancora con le ragioni private e con le loro passioni. Ma diciamolo, senza ulteriori indugi, che se si scrivesse la vita intima di nomini anche celebrati, se si tenesse rigoroso conto delle coincidenze che vi furono fra l'interesse loro e quello della patria, e se pertanto si dovesse usare per giudicarli della stessa misura che si usa per un Pianori o per tanti altri disgraziati, molte statue si dovrebbero tirar giù dai pie­destalli . Chiaro? Spirito e metodologia nuovi, mollo opportuni e molto lodevoli, e che ci auguriamo non siano vox clamati tis in deserto , giacche, anche in Italia, sarebbe tempo di mostrare quanta parte ebbero generosi figli del popolo in fare l'Italia.
Quando il lavoro sia frutto di scrupolosa e severa indagine, di preparazione sapiente e meticolosa, di vaglio diligente e minuto di documenti, ognuno può vedere coi suoi propri occhi, leggendo il volume. H Comandini afferma che il Pianori era stato in contumacia condannato a 12 anni di galera, alla fine del 1849, per avere assassinato il fabbro Monti. Aggiunge, il Comandini, che per questa condanna il Pianori emigrò. Ora, sta di fatto, come inconfutabilmente risulta dagli atti del processo relativo, riesumato e controllato scrupolosamente dallo Z Pia­nori non fu giudicato in contumacia, essendo in carcere, né fu condannato affatto, poiché anzi il tribunale assolse il Pianori come innocente, e ne ordinò la scarce­razione. Cose queste che ci lasciano alquanto sconcertati sulla impeccabilità di eerti storici di pur tanto stimabile fama, come il Comandini.
L'opera dello Z. segna un gran-vantaggio sui lavori p r eced en ti.
Qualche cosa di sconcio pare vi fosse nel Pianori, chiamato da Z., manesco e temerario; ed il Comandini se ne servi per completare, col quadro morale, il quadro politico-sociale, del Brisighellino . Lo Z., non sappiamo perchè, e ciò gli fu rilevato, credo giustamente, tace di un fatto particolare, e cioè di una relazione del Pianori con una propria sorella, che ne ebbe anche figli.
Una questione grossa è stata ed è pure quella delle relazioni tra Giuseppe Mazzini e Giovanni Pianori ; di quanto l'apostolo abbia, in più modi, potuto influire sul feroce popolano romagnolo. Lo Z., con l'esame di diversi passi dell'epistolario del Mazzini, e con acuti accostamenti, tenderebbe ad affermare che una influenza decìsa, se non un vero e proprio mandato, ci sia stata da parte di Mazzini, nel preparare e condarre il Pianori al suo atto disperato contro Napoleone IH.