Rassegna storica del Risorgimento
anno
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1934
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pagina
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880
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Libri e periodici
col problema della rivoluzione italiana, s'accompagnava quello non meno imporr tante di una profonda rivoluzione economica, di cui le ferrovie non dovevano essere ultima parte, era stata, con anticipo, definita dal ferrarese Gaetano Becchi: a il quadrivio della gran rete italiana .
Il N. giustamente dice doversi correggere l'apprezzamento dei nostri nonni, i quali, entusiasti del loro '48, rivoluzione primaverile, fiorita al calore di sentimenti diffusi nel mondo intero, non videro della loro storia se non l'8 agosto, dimenticando o trascurando le nobilissime pagine di storia scritte su tutti i campi di battaglia e nella nostra Bologna durante il dominio napoleonico, nelle cospirazioni seguite, nella prima, gioiosa e, poi, ini vagli ai issi ai a rivoluzione del 1831-32, nel ritorno ai metodi ed ai principi rivoluzionari, questa volta moventisi per opera di rinnovellate, molteplici, decisive e contrastanti forze, delle quali si trovarono a impersonare i lieviti, le idealità e le volontà due grandi italiani: Vincenzo Gioberti e Giuseppe Mazzini. Ambedue qui ebbero seguaci: ambedue qui fecero sentire il mirabile influsso e fascino della loro propaganda, delle loro pùbblica-rioni manifeste e clandestine, dei loro incitamenti ed insegnamenti, della loro missione diversa, eppnr concorde. Del movimento giobertiano già molto si conosce e si sa. Quanto il mazzinianesimo fosse diffuso nelle nostre Provincie, e quant'abbia operato, ancora troppo poco si sa e conosce, come il N. stesso ci nota.
Rilevando i meriti veramente insigni di questa paziente, costante, oculata, scrupolosa esplorazione del N., su quel Risorgimento che costituisce il nostro orgoglio più puro, più attraente, più bello, e guardando a queste dotte, calde, movimentate e forbite pagine di rassegna panoramica, mi attento di esprimere due voti: che il N., proseguendo nell'opera sua, col suo duplice metodo, dell'indagine e della sintesi, ci dia, presto, una storia accurata, rapida, esauriente e completa di Bologna e Romagne, per quanto riguarda il periodo del Risorgimento, che da nessuno, finora, è stato indagato con tanta passione, con tanto amore, con tanta completezza, come da lui; che sia dato il posto dovuto alla cospirazione, mazziniana e non mazziniana (giacche è noto che i democratici bolognesi ed emiliani del Risorgimento spesso ci tennero non poco ad avere una personalità propria, che, se anche non fu di primo piano, fu assai rispettabile: valgano Giuseppe Gabussi e Giuseppe Galletti, anche per gli altri), rilevando che, non solo il saldo tra la rivoluzione e la tradizione, e l'addestramento alle armi, conseguenza napoleonica, ed il movimento riformistico ed economico, scatti patriottici e generosi di popolo, e le condizioni disperate della bassa plebe operarono quel che operarono, promossero quel che promossero, ma che, soprattutto, ci furono, a base ed a leva di tutto, una nuova educazione, una rinnovazione degli spiriti, una volontà, ricerca e voluttà di sacrificio, di abnegazione, di dedizione, che derivarono, essenzialmente, anche quando non sembri o si neghi, dalla propaganda, dall'azione e dall'impulso riplasmatore di G. Mazzini.
Alfredo Comandini, in tal senso, ci diede le Cospirazioni di Romagna e Bologna, un libro d'oro. Un altro libro d'oro è EDUARDO FABUEI: Sei anni e due mesi della mia vita. Parecchie memorie, importanti, talune note, altre no, ci hanno lasciato altri patrioti, perseguitati e'carcerati pontifici. Molto di nuovo ci ha detto 1 Ghisalbcrti, coi suoi studi su Giuseppe Camillo Mattioli, su Giuseppe Galletti, su Felice Orsini, su Giuseppe Gabussi, e sopra altri Bolognesi e Romagnoli.
Bologna, seconda capitale dello Stato Pontificio, mettendo assieme ed illustrando, come meriterebbe, la storia dei carcerati politici, sotto la duplice oppressione politico-militare, non risulterà di gran lunga seconda né a Mantova, nò a Milano, né a Napoli, nò a Venezia: risulterà, come fu ed è, degna sorella, anche se minore* di Roma.
G. M.