Rassegna storica del Risorgimento

anno <1934>   pagina <882>
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882 Libri e perioditi
ardore e d'un trasporto singolari. L'A, ha il gran pregio d'essere un distintissimo stilista, tanto più gradito in quanto che sotto la forma signorile dissimula lo proprie elette virtù. Egli ha intessuto al racconto anche la rievocazione di qualche episodio e ricordo suo personali-, come quello della sua cresima, accaduta nel giorno della partenza degli Austriaci! ed ha fatto anche qualche esplicita dichiara­zione che va notata, come quella che riguarda la condotta tenuta quale Eindaco di Bologna, deputato, senatore e uomo politico, di fronte alla questione romana ed ai conciliatoristi d'avanti giorno.
Questo lavoro non solo onora chi l'ha scritto, fermando un momento di storia d'importanza singolarissima e gravido di tanti sviluppi, ma onora anche Bologna òhe, mediante l'opera del Dallolio, continuatore ed integratore dell'opera: m Gaspare Finali, di Ernesto Masi, di Cesare Albicini, e di altri, può assumere 11 posto che le compete, che le era dovuto e non le ero stato riconosciuto, accanto alla Firenze del barone Bettino Ricasoli ed alla Modena di Luigi Carlo Farini: che, se si voglia essere giusti, maggior peso venne all'Italia dagli avvenimenti di Bologna e delle Romagne, che non da quelli di Firenze e di Modena e di Parma, questi assai meno spinosi, meno complessi, meno intricali, soprattutto meno pericolosi di quelli.
G. M.
G. LOMBROSO, Vittorio Emanuele II, con una nota sull'autore di Raffaello Franchi; Firenze, Vallecchi, 1933, in-16, pp. 330.
La vita di Vittorio Emanuele II scritta da G. Massari, come riconosce anche il Lumbroso, rimane una biografia fondamentale. Il Massari aveva visto troppe cose da vicino e, vivido ingegno e facile penna com'egli aveva, senza, peraltro, essere uomo politico ne storico di primo piano, non era possibile che non ci presentasse Vittorio Emanuele II come ce lo ha narrato: in modo facile, spontaneo, scorrevole, efficace e soprattutto degno: Re di grandi qualità e di grandi meriti, astro certo tra principalissimi del nostro Risorgimento. Un'altra buona narrazione della vita e delle opere di V. E. II ci diede, anni or sono, Michele Rosi, lo storico benemerito, mancato nel gennaio di quest'anno. L'Italia, un giorno, dovrà ricor­darsi di lui, più di quanto mostri di fare ora. E consensi e lodi meritate ha ottenuto anche il bello ed illustratissimo volume sopra Vittorio Emanuele II scritto e curato da G. Vicenzoni, edito dalla Casa Moderna di Milano.
Sopra V. E. II c'è, ora, tutta una fioritura di studi, con una gara nobile, di collocare il grande Re, com'è giusto, a centro del Riscatto nazionale, illuminando, alla luce di sempre nuova importante documentazione, anche quelle zone e quei momenti e quei fatti e quei gesti che meno si conoscevano e, generalmente, si conoscono
Qnesto V. E. II di Giacomo Lumbroso, in 330 pagine, pubblicato e illustrato dal benemerito editore fiorentino Vallecchi, nella sua nota Biblioteca , tanto importante per la divulgazione dei soggetti trattati, è un notevole lavoro, sotto due aspetti assai difficilmente coesistenti: rispetto scrupoloso alla verità storica e narrazione facile ed efficace, tanto da potersi dire che sia stato raggiunto il fine voluto: di presentarci un Vittorio Emanuele II veramente popolare, cioè accessibile a tutti i lettori, senza discendere di una linea da quella dignità e da quella linea che ad un Re, e specialmente ad un tale Re. andava assolutamente serbata. Spigliato, rapido, procede il racconto: una frase, un motto caratteristico, talora poche battute, o poche pennellate, pochi periodi valgono a farcelo scorrere davanti alla mente e quasi agli occhi, con quei suo piglio risoluto, con quel suo intuito sicuro, anche in mezzo alle contingenze più scabrose; con quel suo ben noto ardimento che lo portava, spesso, a simpatizzare con gli uomini di solilo più lontani di prove?; nienZa, di idee e di metodo, dai re; con quel suo cocente amore all'Italia e con