Rassegna storica del Risorgimento
FARDELLA DI TORRE ARSA (FAMIGLIA)
anno
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1934
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pagina
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928
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928 Francesco De Stefano
siasnio, nella formazione della propria cultura letteraria non era andato oltre le lettore dell'Alfieri, del Foscolo, del Guerrazzi e del Mazzini. Questo ultimo, come si è visto, è tra gli autori citati dal Marchese; ma se le pagine mazziniane potevano far breccia nell'animo di Enrico, non riuscivano a trasfondere il loro spirito politico nella mente degli altri due fratelli.
I
In verità, presso la maggioranza dei liberali siciliani dell'occidente il Mazzini non aveva molti seguaci. La tendenza democratica s'era rivelata in Sicilia anche durante la grande guerra e nel '12 (24); la gioventù in parte se l'intendeva con la Giovane Italia (25); ma il fenomeno era più diffuso nella parte orientale dell'isola nonostante che il mazzinianesimo avesse fatto assai presto la sua apparizione anche nell'occidente. L'interesse del Mazzini per la Sicilia risaliva infatti agli inizi della sua attività rivoluzionaria; poi, nel '35 egli s'era messo in corrispondenza con Michele Amari, uno dei futuri amici migliori del marchese di Torre Arsa (26). Ma dal '37, l'anno in cui si può dire cominciò quell'assiduo ed efficace lavorìo morale che operò poi nel 1848 (27), anche per l'operosità, sia pur ristretta in breve cerchia delle sètte, i rapporti tra il Mazzini e i democratici s'erano intensificati. Al suo proclama ai siciliani rispondevano
(24) M. AMARI, Introduzione al Saggio storico e politico di N. Palmieri, p. XX egg.
(25) R. PILO, Esatta cronaca dei fatti avvenuti in Sicilia e preparativi di rivoluzione pria del 12 gennaio 1848 non esposti ed omessi a ragione pensata, com'è da credersi dai signori La Masa e La Farina sedicenti storici degli avvenimenti del '48 in Sicilia, in II Risorgimento, VH, (1914), 1; DB SIVO, op. cit., I, 98-99; v. anche il lavoro di C. THASSELLI, Sui rapporti fra M. Amari e G, Lamberti,- ne La Sicilia nel Risorgimento, II, (1932), II, 23-28. Il CRISPI, Ultimi scritti e discorsi extra-parlamentari, Roma, VXJniversette s. a., pp. 303-4, afferma che in Sicilia la Giovine Italia e Mazzini ebbero amici e non segnaci. I narratori di parte mode* rata, naturalmente, negano importanza all'azione preparativa settaria. In genere gli scrittori sincroni, senza distinzione di opinioni, tendono a mostrare la rivoluzione come itti fatto spontaneo, unanime del popolo, con nn atteggiamento che ricorda anello di M. Amari di fronte alla rivoluzione del Vespro.
(26) Op. V, Epist. I, p. 104. Nel *35 si mise in corrispondenza con lui M. Amari (D'ANCONA, Elogio, in Cari. Amari, lì, 327).
(27) TORRE AUSA. Rie., p. 65; M. AMARI, Prcf. al Vespro, ed. mi]., I, XXV.