Rassegna storica del Risorgimento

FARDELLA DI TORRE ARSA (FAMIGLIA)
anno <1934>   pagina <932>
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932 Francesco Ve Stejtmo
rala a cai i fratelli Torre Area sentivano di appartenere. Si consideri ancora che vedere il cattolicesimo, il concetto di indipendenza e il principio di un patto federale e di un regime costituzionale posti a base del sistema giobertiano, è un altro motivo che spiega il favore del Primato presso i due fra­telli, i quali in esso vedevano giustificato il loro pensiero poli­tico e nella forma magnifica ed eloquente del libro ritrovavano gli ideali da essi vagheggiati.
Naturalmente, dei due autori, il più diffuso era il Gioberti.
Ma, appunto perchè nasceva da liberi sensi, pur avendo un programma concreto e pur essendo contenuta entro i limiti della legalità e piena di cautele, questa attività non poteva non destare sospetti nella autorità politica. Ad un governo assoluto quella opera, pur contenuta entro i limiti legali, dava ombra. Perciò il marchese di Torre Arsa ed alcuni amici erano segnati nella lista dei liberali da tenere sott'occhio, ed alla fine il marchese, alto funzionario di finanza, era allontanato dalla città natale perchè poteva ce esercitare, in dati momenti, una certa influenza non interamente corretta, secondo le norme che reggevano lo Stato (35). La sua immatura promozione ad ispettore gene­rale nella amministrazione finanziaria e il trasferimento a Palermo, ove lo seguì anche Enrico, mentre Giambattista tor­nava per dirigere l'azienda domestica, furono un rimedio peg­giore del male, poiché il marchese poteva adesso operare in un ambiente ove più vasto era il movimento morale, più facili e meno lenti i rapporti con i centri culturali e politici del conti­nente, più autorevoli i rappresentanti del liberalismo isolano. La sfera delle sue conoscenze e delle sue amicizie si allargò e quelle antiche si cementarono meglio. Il conte Michele ed Ente­rico Amari, i Butera, il Granatelli, gli Ondes, Giovanni Denti erano gli amici più intimi che coi Torre Arsa formavano quel gruppo che ce difendeva la fede nei destini della Patria, senza il sussidio delle cospirazioni o l'alito delle sètte (36). Ugual­mente amichevoli erano i rapporti con Rosolino Pilo. La casa del Butera o quella del Granatelli o quella del Torre Arsa stesso erano per l'aristocrazia liberale palermitana luoghi di convegno e punti di riferimento pei liberali che venivano dal continente;
(35) TORBE ARSA, Rie., p. 71.
(36) ìbid., I, pp. 175, 247.