Rassegna storica del Risorgimento

FARDELLA DI TORRE ARSA (FAMIGLIA)
anno <1934>   pagina <939>
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/ Fardello, di Torre Arsa M9
La posizione culturale era divenuta atteggiamento politico. Senz'essere scrittori, i Torre Arsa prendevano parte attiva al nuovo sentire e al nuovo operare. Ma i limiti dell'uno e dell'altro erano quelli segnati dalla loro opinione moderata : rispetto della tradizione, ma fede nel progresso; lotta contro l'assolutismo, ma avversione alla democrazia; riforme, ma non rivoluzione, cioè un'opinione dettata dal senso della realtà che l'imi Liceva a restare nella sfera delle possibilità pratiche, e dallo spirito di prudenza e di equilìbrio: doti che, se faranno del marchese un ottimo presidente di assemblee nel regime rivoluzionario e nel regno d'Italia, e di Giambattista un ottimo amministratore, si dimostreranno, d'altra parte, nel primo, non corrette da quella certa dose di audacia che è necessaria nei momento dell'azione e che non difetta certamente al fratello Enrico. Appartenenti all'aristocrazia, non quella del <c fatt'in là che rimprovera alla piemontese il D'Azeglio il quale aveva anche detto che in Sicilia, in genere, la repulsione tra popolo e nobiltà andava scomparendo (51) i Torre Arsa vivevano in mezzo al popolo, non solo cittadino, ma anche rurale, perchè alternavano le occu­pazioni negli unici e nelle cure delle varie istituzioni di cui, come si è detto, la loro famiglia era fondatrice o benefat­trice, con quella nella direzione deU'ammirevole trasformazione agraria che doveva creare la tenuta modello di Torre Arsa, a cui Giambattista portava il contributo dei suoi studi speciali. Questo contatto con la vita pratica, che l'esperienza acquistata nel Consiglio delle opere pubbliche provinciali e nel Comitato di sorveglianza sulle opere pie e nel Decurionato a Palermo (52), affinava nel marchese il senso della realtà ed allargava la visione dei vari problemi della vita pubblica. Egli nota che il popolo, a contatto col quale vive, ha il senso del malessere, ma che la misura delle sofferenze non è colma ; che ancora molti
(51) D'AZEGLIO, Scritti a cura di Af. Tabarrini, Firenze, 1872, p, 203. Il D'Azeglio era venuto in Sicilia nel '42 ed aveva stretto amicizia con Liberali paler­mitani; in quell'occasione egli ora stato oggetto di un vero plebiscito d'italianità. Cfr. M.. DE Humus, Con Massimo a Palermo nel '42, in Giornale di Sicilia, 1 set­tembre 1933; ld., L'ultimo ritorno di Azeglio, ibid., 12 ottobre 1933.
(52) TORRE ARSA, Rie., p. 90.