Rassegna storica del Risorgimento

FARDELLA DI TORRE ARSA (FAMIGLIA)
anno <1934>   pagina <940>
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940 Francesco De Stefano
dormivano ed erano Ben lontani dal rispondere solleciti alle ce altrui illusioni . Bisognava, quindi, svegliarli ed avviarli verso il rinnovamento civile. Ed a raggiungere questo fine occor­reva la religione perchè è ben difficile disgiungere la morale dal sentimento religioso nelle masse ; occorreva che l'educa­zione politica, penetrando, come aura vivificatrice, creasse ce quei profondi convincimenti che commuovono l'animo del più tranquillo e casalingo cittadino (53).
Così, pur essendo rispettoso dei grandi istituti tradizionali, la religione e la monarchia, il marchese di Torre Arsa si teneva lontano dalla grettezza clerico-horbonica; e, pur amando un sistema progredito, respingeva le illusioni dei dottrinari. Reli­gione e monarchia costituiscono una realtà storica che non si può ne si deve abbattere, ma adeguare allo spirito moderno; il ce pro­gresso dei tempi richiede la trasformazione delle istituzioni sociali e politiche, ma essa deve procedere dal seno stesso della realtà mercè riforme graduali e consentanee all'indole, ai biso­gni, alle condizioni della società. La storia che, come ci dice sin dal principio dei suoi Ricordi, coltivava con predilezione, gli affinava il senso critico e, ravvivata dallo spirito dei presente, gli insegnava che la società era quella che era e che bisognava accettarla come era, e che occorreva piuttosto lavorare sulla realtà per creare la condizione storica in cui sarebbe maturata l'unanimità del consenso necessaria all'atto rivoluzionario.
Da queste convinzioni, dalla valutazione della realtà e dalla esperienza storica nascevano l'antidemocraticÌ6mo e quel rifor­mismo che al marchese sarà rimproverato dai rivoluzionari spinti; e quella prudenza e quel senso dell'opportuno così vigile che di opportunismo sarà tacciata la sua politica. A questa cul­tura storica, a questa esperienza degli uomini, a questa coscienza dei bisogni e delle possibilità attuali, deve attribuirsi la con­vinzione che per formare bisognava cominciare col riformare.
Ma la dinastia borbonica continuava nel suo sistema dispo­tico; nel generale progresso, si sentiva più urgente il bisogno di goderne i vantaggi, e più forte l'avversione per chi regge e frustra di tanto bene : bisogno ed avversione che il progre­dire delle lettere e del sapere acuivano maggiormente (54).
(531 TOBBE ARSA, Rie., pp. 85, 95.
(54) Bibl. Fard, di Trapani, me. TOME ARSA, 1855.