Rassegna storica del Risorgimento

FARDELLA DI TORRE ARSA (FAMIGLIA)
anno <1934>   pagina <941>
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l'Fardello di Torre Arsa 94J.
Nell'ambiente moderato il fermento rinnovatore si accresceva. Ma non si voleva una rivoluzione, sibbene innovazione di ordi­namenti in senso liberale. Si voleva, soltanto, da un lato curare un equilibrio fra la società e il potere, restaurando e aggiornando la costituzione; dall'altro si mirava a cancellare gli effetti di un atto creduto dispotico col quale s'era annientata l'individualità delle due parti che componevano il regno, ristabilendo l'equili­brio tra esse. Bisognava mantenere questo duplice equilibrio, se non si voleva che la sua rottura suscitasse la rivoluzione; biso­gnava richiamare in vigore la tradizione costituzionale isolana; non si domandava la costituzione aristocratica e quasi feudale del '12 , ma si riteneva, ora più di prima (55), che da essa considerata come espressione di una lunga e ininterrotta tradi­zione la quale simboleggiava tutto ciò che era contrario all'asso­lutismo e, sotto la comunanza del nome, perpetuava, attraverso le varie incarnazioni storiche profondamente diverse l'una dal­l'altra, il principio di libertà dovessero a scaturire le riforme indispensabili per coordinarle ai bisogni della progredita so­cietà (56). Quell'insistenza sulla vitalità e sulla legalità della costituzione era, anzi, sentita come un dovere dettato dalla necessità dell'unione della Sicilia con gli altri stati italiani (57).
H pensiero della maggioranza liberale nasceva con tendenza autonomista e federalista.
La storia offriva al Torre Arsa un'altra delle direttive per la ricostruzione: il papato e l'unione della individualità sici­liana con le altre della penisola.
- H Torre Arsa non voleva dipartirsi né dalla tradizione costi­tuzionale ne dalla tradizione religiosa. IL progresso non era da lui posto nel rompere la catena delle forme preesistenti, ma nello sviluppo più largo e moderno di esse, nello svolgimento dei germi preesistenti, n eli 'usufruire delle forze del passato e non nell'annullamento di essi. Tradizione e religione erano per lui due grandi forze di cui bisognava tener conto.
La Sicilia, secondo lui, pur sentendo di far parte dell'Italia per sentimenti ed interessi comuni, non poteva tuttavia essere
(55) Questa esigenza nuova si era già manifestala sin dai tempi del Castel-nuovo e del Belmontc. Cfr. T. NAVARRA MASI, La. rivoluzione francese e le lettere siciliane, Noto, 1919, pp. 89 sgg.
(56) TORBE ARSA Rie., p. 73. t57) AMARI, Introà. al Saggio, eh.