Rassegna storica del Risorgimento

FARDELLA DI TORRE ARSA (FAMIGLIA)
anno <1934>   pagina <956>
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956 Francesco De Stefano
Arsa, se lasciamo da parte l'elemento secondario, intepretava non solo quello della maggioranza dei presenti a quell'adu­nanza, ma anche quello della maggioranza del paese. Esso era, nella atmosfera di un pacifismo interessato creato nel congresso di Vienna e sostenuto ancora ai danni del solo nostro paese, l'espressione di un principio profondamente rivoluzionario. Contro il legittimismo dinastico sancito nel '15, si ergeva la volontà dei popoli di essere i depositari della sovranità. Consi­derata nella sua vera natura e non alla stregua del separatismo puro, motivo polemico che i Borboni, per primi, seppero abil­mente sfruttare, la rivoluzione apparisce, come apparve ai suoi autori, senza distinzione di parte, come un atto mirante a distruggere gli ultimi avanzi dell'antico diritto.
Il mezzo consigliato dal Torre Arsa, mentre salvava il prin­cipio, tendeva ad assicurarne il trionfo. Ma anch'egli si lasciò trascinare e pose a tacere quanto suggeriva la ragione. La sera di quella giornata decisiva, dopo una vivace discussione in cui le due tendenze contrastanti, moderata e democratica, ritro­vando la concordia sul terreno dell'autonomia e della avver­sione ai Borboni la cui detronizzazione avrebbe, del resto, lasciato libero il passo alla sistemazione futura che accennava già ad un istituto monarchico solo di nome, ma sostanzialmente repubblicano convennero, al fine, nel voto unanime di dichia­rare decaduta la dinastia borbonica, il Torre Arsa, sciogliendo l'adunanza, salutava quel decreto come restitutore della libertà ed auspicava che la Sicilia si mostrasse degna di essa in faccia a tutta l'Europa (110).
Ma l'unanimità di quel giorno difficilmente poteva durare. Dentro la Camera si andava enucleando un'opposizione sempre più forte ed alimentata dall'influenza di elementi esterni ed irresponsabili e dal crescere del radicalismo; la frazione demo­cratica era sempre più vivace e battagliera; l'odio tra il Calvi e lo Stabile irremovibile e la pressione della Guardia nazionale, tendente a sottrarsi alla disciplina dello stato, sempre più forte: Fuori, la forza dei circoli irresponsabili cresceva; ed è facile comprendere quale influenza esercitassero i fatti esterni sullo atteggiamento delle opposizioni nella Camera. Con un governo
il 10) TOURE AUSA, Rie., I, pp. 259.