Rassegna storica del Risorgimento

FARDELLA DI TORRE ARSA (FAMIGLIA)
anno <1934>   pagina <965>
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/ Fardello di Torre Arsa 965
Torre Arsa. V'era, infine, qualche elemento in cui spuntava già in forma confusa, la tendenza socialista. Clubisti e reazio­nari costituivano quel complesso di elementi che procurano a tutto uomo di suscitare odio tra classe e classe, tra proletari e possidenti, tra Guardia nazionale e soldati di linea e di arti­glieria (138).
Non dissimile da questa era la situazione degli altri valli del­l'isola: le stesse preoccupazioni, gli stessi bisogni, le stesse miserie, le stesse fazioni. Pel momento il partito moderato ed il Ministero Stabile, che n'era l'espressione, appoggiato dalla Guardia nazionale, aveva abbassato la potenza dei circoli. Ma la tendenza repubblicana ebbe la rivincita nella compilazione dello statuto che indeboli il nascente istituto monarchico, senza riuscire ad instaurare la repubblica. Dottrinarismo e parlamen­tarismo, in un paese di struttura antiquata, fecero sì che si ebbe un potere legislativo troppo esteso ai danni dell'esecutivo (139). Solo un grande avvenimento politico, che avrebbe rafforzato momentaneamente anche la situazione ministeriale, avrebbe potuto far tacere le lotte.
L'atto del 13 aprile aveva proclamato la decadenza della dinastia borbonica dal trono di Sicilia, ma, lasciando sospesa la questione della forma di governo, aveva creato uno stato acefalo ed una situazione che occorreva chiarire presto se si voleva conservare l'acquistata autonomia ed arrestare la cre­scente forza dei repubblicani. L'elezione del secondogenito di Carlo Alberto, il duca di Genova, a re di Sicilia, avrebbe con­trobilanciato le tendenze avverse, interne ed esterne, infre­nato repubblicani e conservatori borbonici e tolte le incertezze causate dall'interregno chiudendo, con l'elezione dell'll luglio, il primo periodo della rivoluzione e sanzionando il proclamato diritto di autodecisione. Ma le speranze concepite il giorno del­l'elezione svanirono presto. La visione ingenua di un re caval­leresco che sarebbe venuto a mettersi alla testa del suo popolo
(138) CALTI, op cit., II, p. 136; e leu. varie del Biagginì in Ardi, del conte Fardello T. A.
(139) TORBE ARSA, Rie., pp. 305, 324 segg.