Rassegna storica del Risorgimento
BELGIO ; EMIGRAZIONE POLITICA
anno
<
1934
>
pagina
<
993
>
Gli italiani a servizio dell'Esercito Belga 993
momento del pericolo e del bisogno, ma la stampa belga non mancò di criticare aspramente il governo e coloro cbe affermavano cbe i volontari erano degli anarchici, dei repubblicani sempre pronti ad eccitare il disordine. Quelli erano, si, generalmente, se non dei repubblicani, degli ardenti avversarii di ogni governo reazionario, imbevuti di idee rivoluzionarie le più ardenti, ma la gloria e la patria erano i loro sentimenti più sviluppati e nessuna mancanza contro l'onore avevano mai commesso (10). Ma coloro che volevano occupare i posti nell'esercito non guardavano ne ai meriti ne ai servizii resi da quei volontari e gli stessi ufficiali francesi, provenienti dall'esercito regolare e distaccati in servizio nell'esercito belga, erano oggetto dei medesimi attacchi, tanto che alcuni, stanchi e disgustati, chiesero ai propria superiori di rientrare in Francia (11). Tordo non ebbe forse particolari noie. Eliminato in una maniera ingiusta, egli visse alcuni anni a Bruxelles, appartato, legato solo in amicizia con alcuni dei nostri esuli, certamente con Pietro Gaggia col quale fu testimone, il 18 maggio 1835, al matrimonio di Giovan Battista Gatti con Zoe de Gamond; ma a tempo dei moti orangisti di Bruxelles del 1834, ebbe la sua parte di noie. Come se quei torbidi fossero dovuti alle mene rivoluzionarie di repubblicani stranieri, questi, semplicemente perchè emigrati, furono in gran numero arrestati ed espulsi dalla brutalità di un governo debole e pauroso, senza che alcun fatto potesse esser loro rimproverato. Varii dei nostri furono espulsi. Tordo subì una perquisizione, a proposito della quale egli indirizzava a Le Courrier Belge una nobile lettera che contrastava con le parole contro di lui pronunziate e scritte dal generale Clump e col trattamento che il governo belga gli aveva fatto:
Monsienr le rédacteur, frappé d'anathème politique avec autant de crime qnTen avait Thémistocle lorsqu'il fot baimi de son ingrate patrie, vivant oublié loio de ma famille, ne i'aisani. de voeux que pour le triomphe d'une sage liberté et attendant da texnps la réparatio dea torta qu'on m'a faits, je snis on ne peut plus surpris de trouver mon nom dans votre journal d'avanthier, au sujet d'une visite que Mr. le maire du foubourg de Louvain fit au numero 32, où j'babite. Loia qne cette descente chez moi me causait la moindrc peine, elle fut faite avec tant de décence de la part de ce magistrat que je la jugeai nécessaire par le temps qui court, et persuade que ce n'est que l'hommo équivoque ou scolerai qui
(10) Le Liberal, N. 163 del 12 giugno 1835.
(11) Sulla questione dei volontari cfr. i giornali: Le Belge, N. 299 del 26 ottobre 1831; N. 101 del 10 aprile 1832 e Le Libertà, Nn. 141, 149-150 e 161 del maggio-giugno 1835 ed altri cbe sarebbe lungo citare.