Rassegna storica del Risorgimento

TOSCANA ; PAOLI GIOVANNI ; GUERRA 1848-1849
anno <1934>   pagina <1072>
immagine non disponibile

1072 Egidio Bellori ni
Fu dunque, senza dubbio, con rinnovato entusiasmo che, la mat­tina dopo, il Paoli e ì! suoi commilitoni, quelli almeno che come lui si erano arrolati per sincero amor di patria, avranno ripreso la marcia che doveva condurli in 5 giorni a Bologna e a Modena, dove la colonna sostò fino ai primi di luglio.
A Bologna trovò gran movimento di truppe e molte notizie intorno alla guerra.
Qua non si vedono che soldati di tutte le razze. Sono- qua rac­colti tutti i soldati di Durando, circa ottomila; tutti i corpi franchi che si trovavano in Treviso, e di più un corpo di emigrati polacchi, e l'avanguardia di un corpo franco turco che va in Lombardia in favore di Pio Nono. Notizie nessune. La guerra sarà lunga; ora i tedeschi hanno avuto qualche vantaggio, ina comprato a prezzo assai caro. È certo che sotto Vicenza ne perirono 6000, è che gli Svizzeri e i gendarmi del papa hanno operato prodigi di valore. La capitola­zione di Durando si rese necessaria perchè un corpo di 10.000 uomini non avrebbe potuto resistere a un corpo di 45.000 con 130 pezzi di cannone. Qua gli Svizzeri del papa sono considerati come eroi.. Essi non sono più quelli che trovai quattro anni indietro; sono gentili, cortesi; salutano tutti e sono ricambiati .
E più avanti aggiungeva: In Bologna trovai molto spirito ita­liano, e persino i preti portano i nostri colori .
Senonchè, a poco a poco, via via che i giorni passavano, il bell'ar­dore patriottico, ravvivato a Lojano dalle parole ardenti del Gioberti, andava spegnendosi, per dar luogo a un senso di scoraggiamento e di amaro disgusto. E la colpa non era né delle fatiche della marcia, né delle notizie non del tutto rosee che provenivano dalla Lombardia, ma piuttosto della compagnia malvagia e scempia T> nella quale il Paoli e i suoi più degni compagni s'avvedevano, ogni dì più, d'essere capitati. ,
È ben noto come nelle milizie volontarie o almeno in quelle del '48 accanto a coloro che si erano arrolati per sincero amor di patria, disposti ad ogni sacrificio, compreso quello della vita, ci fosse un buon numero di gente che, anche se era partita piena di ottimi pro­positi, ben presto, sgomenta dalle fatiche sopportate e dai pericoli prevedibili, non faceva che lamentarsi e mormorare e cercar pretesti per levarsi d'impiccio e tornare a casa. Ma c'era di peggio ancora. Alcuni, appunto perchè volontari, credevano di aver diritto di sot­trarsi alla disciplina militare, si infischiavano degli ufficiali e, non di rado, si ribellavano ai loro ordini. Né mancavano gli autentici