Rassegna storica del Risorgimento
TOSCANA ; PAOLI GIOVANNI ; GUERRA 1848-1849
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1934
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1084
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1084 Egidio Bellorim
XI.
Mia Cara, Modena, 3 luglio 1848.
Eccoci al 3 di luglio e dal 21 del mese scorso a questa parte non ho ricevuto i tuoi adorati caratteri. Io sto in pensiero assai. Ieri partì la nostra colonna per Reggio; io sono qua rimasto in compagnia del Celli. Questa mattina sono arrivati circa 1500 Piemontesi; jeri molli carri e ambulanze. Qua si raccoglie molta truppa. I Piemontesi edificano per la loro condotta e disciplina. Bisogna vedere come sono divoti di fronte ai nostri. I nostri non erano qua ben veduti per la loro indisciplina e il popolo desiderava che partissero. Io non mi unirò più al Ghilardi. Farò ogni diligenza per unirmi ad un altro corpo, o se non riuscirò ad ottenerlo tornerò a casa. Il Ghilardi è un farabuttone, senza cuore e senza testa; impetuoso, capace di ogni eccesso, ma dopo capace anco di pentirsi e di baciare chi ha trucidato, lo he su' tali pentimenti. Disordinato nelle idee, incapace di comandare militarmente e di regolare un corpo qualunque. Ti rammenterai che nella mia prima lettera io dissi una parola misteriosa; questa si riferiva a Ini. Tutti gli ufficiali superiori Io conoscono a bastanza e sanno che non ho torto. E qua il colonnello Banchi mandato espressamente da Corsini per aggiustare questa nostra colonna e richiamare all'ordine chi non vuole starvi. Queste cose non le vociferare che con molta prudenza, perchè in Lucca v'è la convinzione che il Ghilardi sia una gran capacità militare ! ! 1 Ma non lo conoscono mica; lo hanno conosciuto alla trattoria. Ecco che cosa ha il Ghilardi di buono: egli è stato sempre liberale, e su questo non v'è dubbio. La sua vita politica è chiara; questa è la sua parte buona; poi è un bell'uomo. La sua condotta però è un obbrobrio, la sua burbanza talvolta trabocca. Più volte ci siamo trovati per cagion sua compromessi. Io ho sofferto una continua agonia per cagion sua, e ho dovuto finalmente staccarmi dalla colonna, né vi tornerò più a costo della vita. Io lo ripeto: tento tutti i mezzi per andare a Brescia con altra collocazione; se non vi riesco, torno a Lucca coi miei buoni certificati. Stando col Ghilardi io vengo a essere sacrificato anco nell'interesse. Egli spesso chiede danari al mio sargente maggiore perchè non gli basta la sua paga volendo mantenere cavallo palafreniere e otto o dieci vagabondi o sgherri suoi che chiama ordinanze. Sarà il Ghilardi un bravo soldato di coraggio, ma non è certo un bravo capitano. Egli si fa chiamare colonnello, mentre non è che un ufficiale in disponibilità a coi provvisoriamente si è dato il titolo di capitano per accompagnare la colonna de' volontari lucchesi al campo. Io sono stato tradito dagli amici, che portavano il Ghilardi al quinto cielo. Quando mi sono accorto di che si trattava, non ero più in tempo di ritirarmi. Queste cose non le dire che con molta precauzione. Se poi si credesse che io esagerassi, si senta l'avvocato Carrara a cui ho fatto qualche confidenza a Firenze, si senta Sandrino mio cognato, si senta Cesare Giù* dici di Modena che a Lucca ha molte relazioni e tra pochi giorni verrà a prendere la famiglia, si senta il Celli mio tenente, il Sartini e il Biagi, altri ufficiali della mia compagnia, il dottor Giammattei, il Giusti aiutante, il Giusti sargente maggiore, il Morelli sargente foriere, Maurizio e il Castiglioni sargenti, il Bianucci, lo Stefani, il Simoncini, il Marchetti, il Chigbizzola etc etc., si senta il colonnello Banchi, tutti gli ufficiali della nostra colonna, eccettuati il tenente e sottotenente di Massa. Per me è stato nn castigo del Cielo che sia piovuto a