Rassegna storica del Risorgimento

GORIZIA
anno <1934>   pagina <1108>
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Ranieri Mario Cassar
prese ai confini ed anche nell'interno del paese, se ne trasse partito per agire ancor più ostilmente.
Tenendo conto del benevolo intervento di amiche grandi Potenze per la ; conservazione della pace, acconsentii ad un congresso delle cinque grandi Potenze.
I quattro punti proposti dal Regio Governo della Granhretagna e trasmessi al Mio Governo come base delle deliberazioni del Congresso, vennero da Me accettati a condizioni, che sole potevano essere opportune a facilitare in consegui­mento di una vera, sincera e durevole pace.
ColTintima persuasione che il Mio Governo non aveva fatto alcun passo, che nemmeno nel modo più remoto avesse potuto turbare la pace, dichiarai in pari tempo il Mio desiderio, che preventivamente avesse a disarmare quella Potenza, che è colpa degli scompigli e del pericolo di turbare la pace.
Alle istanze di amiche Potenze ho finalmente dato il Mio assenso alla prò* posta di un disarmamento generale.
Questa mediazione andò fallita per l'inammissibilità delle condizioni, a cui la Sardegna vincolò il suo consenso.
Non restava pertanto che un unico passo per conservare la pace. Io feci inti­mare direttamente al regio governo sardo di ridurre la sua armata al piede di pace e di licenziare i Corpi franchi.
La Sardegna non ha assecondata una tale domanda. Ecco dunque arrivato l'istante, in cui per far valere il diritto conviene ricorrere alla decisione delle armi.
Ho dato l'ordine alla Mia armata di penetrare nella Sardegna.
Conosco la portata di questo passo, e se mai le cure del Regno Mi riuscirono gravi, lo sono ancora più in questo momento. La guerra è un flagello dell'uma­nità; con petto ansante veggo come esso minaccia di colpire migliaia dei Miei sudditi fedeli nella vita e nei beni; sento profondamente qua! duro cimento sia appunto ora la guerra pel Mio Impero, che progredisce sulla via di un regolare sviluppo interno, e che a tal uopo ha bisogno che si conservi la pace.
Ma il cuore del Monarca deve tacere, allorché comandano l'onore ed il dovere.
Ài confini, si trova il nemico in armi collegato col partito della generale sovversione, e col palese progetto di impadronirsi a forza dei paesi posseduti dall'Austria in Italia. A suo sussidio il dominatore della Francia, ohe con vari pretesti s'immischia nei rapporti della Penisola italiana regolati a tenore del diritto delle genti, pone in moto le sue truppe, e già alcune divisioni hanno oltrepassato i confini della Sardegna.
Tempi difficili trasvolarono già sulla Corona che ho ereditata senza macchia dei Miei avi; la gloriosa storia della Nostra patria fa fede, che la Provvidenza, allorquando minacciavano di' stendersi sopra questa parte del mondo le ombre annunciatrici di peripezie ai maggiori beni dell'umanità, si servì della spada dell'Austria per disperdete col suo lampo quello ombre fatali.
Ci troviamo di nuovo alla vigilia di un'epoca simile, in cui si vuole scagliare la devastazione di quanto sussiste non solo dalle sètte, ma persino dai Troni.
Se costretto pongo mano alla spada, essa viene da ciò consacrata ad essere la difesa dell'onore e del buon diritto dell'Austria, dei diritti di tutti i popoli e Stati e dei beni più sacri dell'umanità.
Ma a v,Oi> o Miei popoli, che colla vostra fedeltà verso l'avita Casa regnante siete un modellò per tutte le genti, a voi sì volge la Mia voco invitandovi a starmi dallato nell'ittirapreKa pugna colla vostra prontezza a qualsiasi sacrificio; ai vostri