Rassegna storica del Risorgimento

GORIZIA
anno <1934>   pagina <1109>
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Il Cinquantanove
figli, da Me chiamati nelle file del mìe esercito. Io, loro Duce supremo, mando il Mio guerriero saluto; voi potete con orgoglio volgere ad essi lo sguardo, perchè fra le loro mani l'onorala Aquila austriaca aprirà i vanni a voli sublimi.
H Nostro combattimento è giusto. Noi vi entriamo con coraggio e fiducia.
Speriamo che in questa pugna non rimarremo soli.
Il suolo su cui Noi combattiamo è imbevuto anche del sangue sparso dai Nostri fratelli tedeschi, allorché si conquistò uno dei suoi propugnacoli che poi fu conservato sino a questi giorni; fu di solito in quei paesi che gli astuti nemici della Germania cominciarono le loro tresche, allorché si sforzavano d'infrangere la forza dell'interno. Il sentimento di un tale pericolo percorre anche ora le piaggie della Germania, dalla capanna sino al Trono, dall'uno all'altro confine.
Io parlo come Principe della Confederazione germanica destando l'altrui attenzione sul pericolo comune, e rammentando i giorni gloriosi, in cui l'Europa dovette la sua liberazione al divampante entusiasmo generale.
Con Dio per la patria!
Dato nella Mia Residenza e Capitale di Vienna il ventiotto aprile del­l'anno 1859.
Francesco Giuseppe m. p.
H ventinove aprile il conte Samuele Gyulay di Maros-Németh et Nàdaska quello stesso che nel gennaio assistendo alla rappresenta­zione della Norma alla Scala aveva inteso i Milanesi applaudire il coro dei guerrieri gridando: Guerra! Guerra! passava il Ticino.
Era l'auspicata guerra, che doveva liberare la Lombardia, ma lasciare ancora in ceppi altre belle provincie d'Italia !
Non erano passate peranco quarantotto ore dallo scoppio delle ostilità, che il luogotenente di Trieste si rivolgeva al presidente del circolo di Gorizia, per chiedergli l'opinione in merito all'opportunità di creare un corpo di volontari nella Venezia Giulia.
Il barone Buffa non tardava di far pervenire i suoi suggerimenti, corroborandoli con il ricordo dei meriti acquistatisi dal battaglione della milizia territoriale, istituito negli anni 1808 e 1809, e di quelli della Guardia nazionale sorta nel 1848.
Non trovava però altre persone, a cui affidare tale compito, che ai propri dipendenti d'ufficio.
I nobili D scriveva il predetto barone - - sono in odio ai cittadini, i possi­denti non sanno persuadere ad arruolarsi, gli altri intellettuali anche se di questi ve ne sono pochi si rifiutano con vari .pretesti di assumere tale incarico, perchè non omogeneo alla loro fede politica. Essi non intraprenderanno pubblica-
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