Rassegna storica del Risorgimento

MAZZINI GIUSEPPE
anno <1934>   pagina <1137>
immagine non disponibile

Appunti e notizie
1137
APPUNTI E NOTIZIE
L'INAUGURAZIONE DELL'ISTITUTO MAZZINIANO A GENOVA. II 22 giugno u. s. è stato solennemente inaugurato a Genova l'Istituto mazziniano in quella casa di Via Lomellini dove ebbe ì natali l'apostolo dell'unità. Tutta Genova nelle sue autorità e nel suo popolo era presente alla celebrazione, atto di fede e di amore per il più grande dei Buoi figli. Il Governo era rappresentato da S. E. l'am­miraglio Cavagnari, sottosegretario di Stato alla Marina. Dopo il discorso del Podestà, on. marchese Bombrini, e di S. E. Cavagnari, ha pronnnciato l'orazione inaugurale Giovanni Gentile, che ha esordito affermando che Genova, l'Italia e il Regime hanno adempiuto un grande dovere storico riconsacrando la casa di Mazzini, monumento nazionale, alla gloria di lui e agli studi mazziniani. Il Risorgimento rimaneva sempre un ideale astratto, ancora nel '31, come a' tempi del Machiavelli e dello stesso Carlo Emanuele I. Questo vide Mazzini, e questo fu il suo tormento e la ragione del suo apostolato. Lo vide anche meglio di tutti gli artefici del Risorgimento che vennero dopo di lui e da lui, ancorché ignari, attinsero la fede, ed energicamente marciarono sulla via che egli aveva aperta e giunsero alla mèta, che egli aveva additata. Giacché il problema dell'unità, il problema dell'esistenza dell'Italia, in Mazzini ai rinnova, si trasfigura, acquista un nuovo significato, perchè cessa finalmente di essere un ideale astratto, che tocchi cioè il pensiero e non la volontà dell'uomo .
Non è possibile riportare per intero la eloquente e appassionata orazione del senatore Gentile, sintesi felicissima del pensiero e dell'azione del Genovese. Ma non possiamo non ricordare la mirabile rivendicazione della efficacia dell'opera mazziniana, a Le sue idee, poche ma vitali, furono chiare; tanto chiare per lui e per quanti credettero in lui, da creare questo è il punto un'Italia che dal Rinascimento in qua non si era più pensato che fosse mai possibile: un'Italia insof­ferente della vita vissuta a prezzo della vile rinunzia alla propria missione. Che fu l'Italia su cui lavorarono poi Gioberti e gli altri realizzatori del '48, compreso Carlo Alberto; e fu poscia l'Italia di Vittorio Emanuele, di Garibaldi e di Cavour. Il quale, per esempio, non amò mai la rivoluzione di Mazzini, e non ebbe mai simpatia per l'indomabile agitatore, che scompigliava le file della sua faticosa tela; ma trovò la sua forza, voglio dire il più potente argomento da far valere nella diplomazia e nel dominio delle forze parlamentari, in quella bestia nera della rivo-