Rassegna storica del Risorgimento

anno <1934>   pagina <1148>
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basa ralla comparazione, manca poi l'inquadramento dello sviluppo sociale compiuto dal Mezzogiorno rispetto a lutto il resto della nazione. A parte dunque questa deficienza di costruzione, L'opera dello Zingali è tale che sarà senza dubbio di capitale importanza per chi vorrà ricostruire la complessiva storia d'Italia dopo il 1860: essa offre una somma intentissima di dati, osservazioni, elementi nuovi, per la storia morale di tutto il popolo italiano per la comprensione dell'opera del Regime e del valore storico di esso.
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La prima parte dell'opera è dedicata allo studio della oc questione meridio­nale t> sotto i governi liberali, ed è studio di indispensabile orientamento tra le infinite e discordi opinioni che furono formulate per tutto quel sessantennio durante il quale, con esito alcuno, la qnistione si trascinò. Sceverare, da tutta quell'inutile accademia, le voci giuste e le testimonianze di esigenze reali, specie quando idee e testimonianze erano asservite ad interessi personalistici ed a fini elettorali, era compito indispensabile ma ingrato, al quale lo Zingali ha adempiuto come meglio era possibile. Questo primo volume dell'opera offre infatti, in rapi­dissima sintesi, una visione completa di quelli che furono i principali termini della questione, dall'unificazione del Regno alla vigilia della Marcia su Roma. A traverso lo studio dei diversi fattori di quella che si asseriva essere l'inferio­rità del Mezzogiorno rispetto al resto del Regno, lo Zingali riesce a dimostrare esaurientemente che in effetti questa predicata disuguaglianza, se era il frutto di una secolare politica di un regime retrogrado come quello borbonico, e se pure dipendeva da condizioni geografiche meno corrispondenti allo sviluppo di nna civiltà progredita, era più ancora dovuta ad una politica di incomprensione delle reali e speciali esigenze di questa terra, della sperequazione tra capacità contri* butiva ed onere tributario, nei rapporti tra le diverse regioni, e tra onere tribu­tario e spesa pubblica. Che la questione meridionale sia sorta da effettiva disu­guaglianza storica ed economica tra l'Italia industriale del nord e l'Italia agrìcola meridionale è fuor di dubbio: così è fuor di dubbio che fino alla vigilia del Fascismo molti sono stati i provvedimenti tendenti alla livellazione politica eco­nomica e morale dei due paesi che non del tutto falsamente furono definiti le due Italie . Senonchè, a rendere sempre assai più grave la questione, vi fu il costante e assai maggiore sviluppo delle regioni settentrionali, che rese, fino alla vigilia del '22, sempre più difficile il livellamento sociale ed economico delle due terre. TI difetto fondamentale di tutta la politica svolta dai governi liberali fu appunto l'incomprensione che lo Stato, per vivere di una vita unitaria moral­mente, economicamente, socialmente unitaria aveva bisogno di essere guardato come organismo totalitario, vivente in un dissidio di opposti che si doveva forzo­samente conciliare, e non inasprire, in una superiore armonia. Lo Zingali, die dimostra profonda consapevolezza di storico nel riconoscere gli elementi positivi della politica liberale verso il Mezzogiorno, coglie poi la vera ragione della sua inferiorità rispetto a quella del Fascismo.
Quale sia stata poi l'opera del Regime per la risoluzione completa della spinosa questione, è ampiamente documentato nel secondo volume, che è, dal lato scientifico, il più nuovo ed interessante. Il Fascismo, in quanto è una dottrina ed una prassi che tutti i diversi elementi della Nazione congloba e sussume a beneficio di quella superiore entità ch'e lo Stato - - ossia la Nazione medesima nella sua integrità - non poteva non risolvere, negando il programma suo medesimo, quel dissidio storico tra due terre che minacciava di minare la stessa compagine ideale della nazione. D'altra parte, è pure storicamente esatto che alla vigilia del Fascismo la questione, a traverso la guerra distruggitrice e livellatrice, aveva assunto un