Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVI
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1934
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1172 Pietro Fedele
dirne la distrazione e la dispersione e disciplinarne il commercio. Parecchi archivi privati sono stati scomposti nella loro unità originaria e sparpagliati qua e là secondo le opportunità e le richieste del mercato, oppure ceduti in blocco ad antiquari i quali non potevano tener conto degli interessi culturali della Nazione a svantaggio dei loro profitti. Altri casi più riprovevoli sono stati quelli in cui intere collezioni archivistiche sono state distrutte o danneggiate irrimediabilmente per la trascuratezza dei proprietari che le hanno dimenticate nelle soffitte o nelle cantine, o se ne sono sbarazzati come di carta da macero. spesso si sono trovati presso cartiere, tabaccai, venditori, frammenti di codici e documenti di insigne valore.
Giova ricordare lo scandalo dell'esportazione clandestina e della vendita all'estero dell'archiviò Medci-Tornaquinci, scandalo che dava la dimostrazione dell'inefficacia della legge sulla inalienabilità delle antichità e belle arti nei riguardi degli archivi. Una parte piccolissima di quei documenti fu poi rivendicata dallo Stato; e certamente la spesa sostenuta per la lite innanzi ai tribunali di Londra fu superiore a quella che si sarebbe sostenuta per acquistare l'intero archivio in Italia.
Eppure la questione della tutela degli archivi privati aveva incominciato a destare qualche interesse tra noi fin dal 1867. Li quell'anno si tenne in Firenze il VI Congresso Internazionale di Statistica, e fra gli argomenti trattati ci fu quello intorno alla eventuale azione o tutela pubblica da estendere agli archivi che non sono diretta proprietà dello Stato, dei Comuni ecc. H Congresso emetteva il voto che Les gouvernements devraient exercer une certame tuteli e sur les archives qui ne sont pas sous lear dépendance directe et en établir une statistique generale . (Compte-rendu des travaux de la VI Session du Congrès International de statistique réuni à Florence les 29, 30 septembre 1867, Florence, Barbera, 1868, pp. 150, 480).
Questo voto che aveva il merito di affrontare in pieno il problema, affermando la necessità della recognizione degli archivi non appartenenti allo Stato e ad altri enti pubblici, rimase lettera morta. L'interessamento continuò, ma mutando carattere. Pur non escludendo che lo Stato avesse diritto d'intervenire per assicurare la conservazione di una parte cosi importante del patrimonio storico, si preferì discutere sul modo ed ì limili di questo intervento. E si ebbero due tendenze: l'unu