Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVI
anno <1934>   pagina <1174>
immagine non disponibile

1174
Pietro Fedele
Intanto di fronte alle continue e preoccupanti manomissioni di archivi di proprietà privata che venivano spogliati della parte migliore per esportarla e venderla all'estero, incominciarono ad interessarsi della sorte di questi archivi gli enti di cultura. Fu prima a muoversi la Società Storica Subalpina che, dopo aver toccato l'argomento in alcuni suoi congressi, ne trattò esaurien­temente in quello di Chieri nel 1912; ma i risultati furono in verità scarsi, anche perchè il congresso non tenne conto del­l'esistenza della legge del 1909. Quindi la conclusione circa il diritto da parte dello Stato di estendere ai manoscritti e docu­menti storici le disposizioni già vigenti per le antichità e le belle arti; veniva ad affermare un principio già sancito dalla legge. H Congresso trattò anche di un altro punto del problema : l'actio ad exhibendum , cioè l'eventuale diritto da parte degli studiosi di esaminare i documenti storici in possesso di privati. I pareri furono vari e discordi; e qualche congressista oppose che qualsiasi provvedimento legislativo sia per impedire l'espor­tazione dei documenti, sia per obbligare i proprietari a metterli a disposizione del pubblico, avrebbe ottenuto il solo risultato di far chiudere e di nascondere tutti gli archivi privati. H Con­gresso, col rinvio della questione ad una speciale commissione, finì col seppellirla.
Lo scandalo della vendita all'estero dell'archivio Medici-Tornaqiiinci richiamò l'attenzione del pubblico sul complesso ed urgente problema. Apparvero allora gli articoli del PA-NEIXA sul periodico II Marzocco. La R. Deputazione Toscana di Storia Patria promoveva l'adesione di tutti gli enti di cul­tura italiani (Accademie, Deputazioni e Società Storiche) per un'azione comune. Nell'adunanza dell'8 giugno 1918 la Depu­tazione approvava il seguente ordine del giorno:
La R. Deputazione toscana di storia patria, sollecita del­l'accertamento e della conservazione del patrimonio storico nazionale insidiato dall'ingordigia di coloro che, spinti dall'alto valore venale raggiunto dai nostri documenti, fraudolentemente li esportano per venderli all'estero, e di coloro che la crisi sempre crescente della carta ha indotto al facile e lucroso commercio di quella da macero; mentre si augura che Governo e Parlamento vogliano provvedere, nell'interesse degli studi e della pub­blica amministrazione, ad un conveniente ordinamento legis­lativo degli Archivi italiani, quando la vittoria avrà dato alla