Rassegna storica del Risorgimento

1860 ; LONDRA ; SOLAROLI PAOLO
anno <1934>   pagina <1206>
immagine non disponibile

1206
de Vecchi di Val Cismon
nuele per ottenere dal Re quanto il Presidente del Con­siglio e Ministro degù affari esteri nella sostanza ne­gava, impiegando allo scopo ogni mezzo: dal consiglio, alla dimostrazione illuminata dell'interesse del nuovo Stato, fino alla minaccia più palese di ogni danno da parte dell'Austria liberata dalla Russia dei fastidi un­gheresi, ed in ultima analisi fino ad agitare lo spettro di un suo stesso intervento armato contro la nuovissima
Italia.
L'Inghilterra a sua volta, e non possiamo non cre­derle, asseriva di essersi fatta mediatrice con l'Impero austriaco ottenendo risposte il cui tenore si è poi ripe­tuto, salvo un più alto ed insolente tono della voce, fino alla vigilia dell'ultima grande guerra. Il tono della voce è stato poi ereditato con tutto il fiele da uno degli Stati successori dell'Impero austriaco e per ora non sembra dileguarsi e neppure affievolire.
Come Cavour si comportasse in Ungheria, nel su­premo interesse della grande fatica alla quale doveva soccombere in luce di martirio, è da vedere in altra sede e del resto è noto. Come si comportasse il Re davanti a questo grave problema e di fronte alle minaccie ricevute non era noto e si vede qui. Il contenuto linguaggio che le nostre ricerche ed il relativo commento impongono non consente di far assumere mai a queste pagine un tono agiografico; ma è fuor di dubbio che le pagine che pub­blichiamo dimostrano nel Re Vittorio Emanuele non sol­tanto qualità di abilissimo diplomatico ma ben anche una audacia ed una fermezza che non meravigliano per chi conosca la figura di questo italianissimo En-