Rassegna storica del Risorgimento
FARDELLA DI TORRE ARSA (FAMIGLIA)
anno
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1934
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pagina
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1227
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/ Farfalla di Torre Arsa 1227
che non fosse sopraggiunta un qualsiasi fatto d'armi vittorioso, la causa della politica siciliana poteva dirsi perduta perchè la diplomazia non vive che di fatti compiuti . E fu solo la diplomazia che riuscì ad impedire al Borbone di riprendere fin d'allora la Sicilia perchè, militarmente, la partita avrebbe dovuto essere chiusa nel settembre. In mancanza delle altre, le armi diplomatiche erano le sole di cui la Sicilia disponeva in quel momento, attendendo che fossero pronte anche quelle militari. Bisognava manovrare con esse nel difficile momento che essa e l'Italia in quel momento correvano. La coscienza, già chiara sin dal primo istante, della inevitabile ripercussione sulle sorti di Sicilia dell'esito infausto della guerra nazionale, era resa più vigile dalla visione precisa che la maggiore o minore forza del Borbone era conseguenza del trionfo o della disfatta del partito liberale negli altri stati del continente (246). E si chiariva anche meglio che sulla condotta della Francia nei riguardi della Sicilia influivano lo svolgersi degli avvenimenti politici nell'Alta Italia e la politica generale dell'Inghilterra; e che l'atteggiamento particolare di quest'ultima sarebbe cambiato solo nel caso di una vittoria piemontese sull'Austria.
Il Torre Arsa sentiva quanto era umiliante questa situazione. Alla Sicilia non conviene per certo restare quasi direi in disponibilità della diplomazia per servire di prezzo a qualunque aggiustamento delle cose d'Italia (247). Giacché si voleva ricomporre l'Italia quale era prima della guerra, egli cercava di salvare almeno la libertà siciliana, evitando di sottrarsi alle conseguenze della sconfitta piemontese, che era la disfatta del partito liberale, col non far confondere diplomaticamente la questione siciliana con quella dell'Alta Italia e solo nel caso in coi l'Austria avesse accettato la mediazione anglo-francese nelle cose del settentrione e con l'evitare che la questione fosse portata in un congresso, nel quale Ferdinando di Borbone
(246) TOHUK ARSA, Rie., p. 448.
(247) Diep, del Torre Aria al Frlddnri, 16 eett. 1848.