Rassegna storica del Risorgimento
FARDELLA DI TORRE ARSA (FAMIGLIA)
anno
<
1934
>
pagina
<
1231
>
/ Fardello di Torre Àrsa 1231
moderarono il corso degli avvenimenti e la Sicilia, condannata a non avere iniziativa alcuna, risentiva tristemente gli effetti d'una situazione generale d'attesa e d'incertezza (267). Anche la sua situazione interna era confusa e piena di contradizioni fra la minaccia borbonica e il mancato riconoscimento, fra la guerra e la difficoltà di sostenerla, fra la preoccupazione di non separare la sua dalle sorti d'Italia e il sospetto che destava il suo separatismo, fra la necessità di un assetto politico chiaro e la difficoltà di crearlo.
In quella confusione generale di idee e di propositi non era né facile, ne opportuno seguire una via diritta e batterla con energia e risolutezza; e l'azione diplomatica del Torre Arsa doveva necessariamente riflettere questa situazione. La sterilità del risultato della sua politica estera alimentava lo stesso malumore che aveva provocato la caduta del suo predecessore e che egli, in certo senso, aveva cercato di prevenire pubblicando la corrispondenza diplomatica, e del quale ci fu una prima manifestazione alla Camera con l'interpellanza del deputato Castiglia il 5 ottobre e quella del deputato Interdonato il 24 (268). La discussione di quest'ultima dimostrò che anche l'opposizione non sapeva suggerire una nuova via d'uscita. Gli interessi degli altri stati più forti, la reale entità politica della Sicilia e la mentalità stessa di tutti i rivoluzionari impedivano un indirizzo diverso. Il dibattito parlamentare contribuì, in fondo, a dar ragione alla tesi del Torre Arsa secondo cui in quel momento d'incertezza la sua era l'unica politica possibile. E la conferma viene proprio dal capo dell'opposizione (269).
La storia dei fatti dell'autunno del '48, con la sua messe di diete, congressi federativi e costituenti, con tutti i tentativi d'assaggio più o meno interessati, è una storia di incertezze e di prove tentate o fallile, in cui la parte della Sicilia era quella di attendere, cercando di trar profitto da tutte le circostanze che le permettessero di raggiungere, per qualunque via, il fine desiderato (270). Sulla possibilità del riconoscimento diretto c'era ormai poco da contare. Se esso era direttamente o indiretta-
(267) TORRE ÀRSA. Rie., pp. 50-1-5.
(268) Ibid., pp. 480, 484. Sullo interpellante e la diecnaeione alla Camera dei Cornimi, v. Au. del RI*., Sic,, II, 517, 580-83.
(269) CALTI, *>p. ci*., p. 349.
(270) TORBE ABSA, Rie,, p. 510.