Rassegna storica del Risorgimento
FARDELLA DI TORRE ARSA (FAMIGLIA)
anno
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1934
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pagina
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/ Fardello di Torre Arsa
1239
L'isolamento della Sicilia era dunque perfetto. Un'aura di freddezza spirava da tutte le parti. Il movimento federalista s'era rivelato incapace di attuare le speranze concepite. Guerrazzi a Firenze e Sterbini a Roma fanno a più non posBo per avvolgere la povera Italia in uno spineto crudelissimo. Le costituenti si avvicendano, e le più pazze idee di confusione si mettono in campo e giusto quando a tutt'altro si dovrebbe pensare. Io spero di frenare qui le idee utopistiche; non riuscendo mi propongo di lasciar fare ad altri il bene del paese , scriveva il Torre Arsa osservando questo stato di cose (296).
Fallite le sue pratiche di risolvere la questione siciliana con l'ammissione del regno nella lega, per il fallimento stesso di tutto il movimento federalista, e divenuta, frattanto, più forte l'idea repubblicana, alla politica estera di Sicilia non restava che limitarsi a continuare le pratiche per ottenere l'accettazione del re ed a frenare all'interno i repubblicani. Di fronte alla sconfitta questa corrente si era rafforzata anche per il contemporaneo rialzarsi delle sue azioni nel continente. Mazzini era in contatto coi Siciliani ed agiva sul Circolo popolare di Palermo (297).
Questa situazione nella quale era venuto a trovarsi il ministero del Torre Arsa si spiega solo con quel complesso di cause intrinseche ed estrinseche che finora abbiamo esposto. A nulla valeva l'impossibilità di un accordo sardo-napoletano, se poi quell'antitesi non si risolveva in azione positiva in favore della Sicilia. Eppure il Torre Arsa nutrì sempre fiducia che Torino si sarebbe, alla fine, convinta dell'inutilità degli approcci con Napoli e che le grandi potenze non avrebbero lasciato cadere la questione siciliana. Quindi, di pari passo con le rinnovate insistenze e dimostrazioni presso quella corte, faceva svolgere nelle grandi capitali una nuova e più intensa campagna di stampa sulla questione siciliana. In questo campo il Torre Arsa trovò il maggior appoggio nel suo inviato straordinario Michele Amari che già, sin dall'inizio della rivoluzione, aveva, come il Ven-
(296) Leu. del Torre Àrsa all'Amari, 3 febbraio 1849, io Cart. di 31. Amari, I, p. 531.
(297) OD. eli., XXXVI. p. 325, leu. a P. Giannone, 1 febbraio 1849. Cfr. p. 316, leu. a G. Mameli, 30 gennaio 1849.