Rassegna storica del Risorgimento
FARDELLA DI TORRE ARSA (FAMIGLIA)
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1934
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1242
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Francesco De Stefano
Ma l'energica polìtica finanziaria del Cordova aveva eusci-tato un malcontento fortissimo del quale si fece portavoce la Camera dei pati. Questo fatto provocò le dimissioni del Cordova che trascinarono con se quelle di tutto il ministero (304). Richiamato in carica subì, un mese dopo, un'altra crisi (305). Il fallimento del prestito estero aveva indotto il ministero a colpire le classi agiate. La condotta del Palmerston, il quale aveva pure gettato una doccia fredda sulle speranze di un altro governo rivoluzionario italiano, quello veneto, aveva gelato i capitalisti inglesi; l'ingordigia dei banchieri francesi aveva fatto andare a monte il prestito (306); l'incerta condizione dell'Italia e dell'Europa faceva sentire sinistramente il suo influsso nell'isola.
Dopo un anno di governo proprio, il regno di Sicilia non era stato ancora ufficialmente riconosciuto, la sicurezza non ancora ottenuta. Poiché il ministero, per rendere la finanza capace di vivere, aveva preso misure che toccavano le classi ricche, gli attacchi contro di esso si moltiplicarono; la Guardia nazionale assunse un atteggiamento minaccioso e prepotente, senza che però fosse capace di generare dal suo seno una dittatura militare; l'opposizione diventò più vìgile per corre nelle vie costituzionali, la palla al balzo y> (307). Anch'essa, quindi, standosene nella attesa d'essere chiamata a comporre il nuovo ministero, non aveva il coraggio di prendere l'iniziativa e non osava uscire dalla legalità costituzionale, peccando anch'essa di quella prudenza che, dalla tribuna e dalla stampa, rimproverava al ministero in carica. L'esercizio della libertà aveva
(304) Ass. del Ris., Sic., II, p. 771, tornala dei 28 novembre 1848; TOBRK Ar.sA, Rie., pp. 529-31. BELTRANI, op. cit,, II, p. 309, in cui è posta in rilievo l'opera conciliatrice del Torre Arsa per evitare l'urto fra i due rami del Parlamento.
(305) Il 29 die. 1848. In quéi giorni la passione politica giunge al punto da minacciare al Torre Arsa la fine di Pellegrino Rossi (Bibl. Fard., leti, di anonimo, 30 die. .1848). Di queste minacce il Torre Arsa non si curava. Egli soffriva, invece, indicibilmente per la vile calunnia di non volere l'armamento per riguardo al fratello Enrico prigioniero; e quando ne parlava col Beltrani non poteva frenare le lagrime (BELTHANI, op. cit., II, p. 405) ; calunnia raccolta e ripetuta insieme con quella del tradimento del marchese e della liberazione di Enrico come premio, nell'opuscolo anonimo e e. L di stampa, datato 1 luglio 1857, e firmato un italiano di Sicilia , in cui si riconosce lo stile del Calvi.
(306) Lett. dell'Amari al Torre Arsa, 16 die. 1848, in Con, di JH. Amari, I.
Mg. 495.
(307) TOME ÀRSA, Rie., p. 587 segg.; CALVI, op. cit., H, p. 283.