Rassegna storica del Risorgimento

FARDELLA DI TORRE ARSA (FAMIGLIA)
anno <1934>   pagina <1248>
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1248 Francesco De Stefano
necessariamente tener conto. Era la prima esperienza d'una diplomazia ancora bambina, come scriveva l'Amari.
L'ideologia e il dottrinarismo, ispiratori di tutti i rivoluzio­nari, senza distinzione di partito, avevano creato un sistema politico per cui essi, alla fine, si trovarono preclusa la via ad un'azione agile ed autonoma. Era naturale che essi, desiderosi di libertà, appena acquistatala, ne divenissero gelosi e creassero un organo che costituisse il palladio intangibile, l'oracolo al cui verbo tutti dovessero sentirsi legati. L'opposizione stessa non volle, nei momenti decisivi, assumersi la responsabilità di decisioni supreme. Tutto ciò andava a discapito della forza necessaria al governo, il quale era considerato e si considerava come semplice esecutore dei decreti del Parlamento. La rivolu­zione paralizzava se stessa (326). Nella pratica la costruzione ideale dei rivoluzionari rivelava i suoi difetti e le sue incapacità. Ma alla mancanza di quel tanto di autonomia che era necessaria agli sviluppi di una politica estera energica contribuivano altre cause. Senza mezzi militari e sensa risorse finanziarie sufficienti, senza amicizie internazionali, tra la diffidenza degli italiani stessi, in un mondo politico vecchio ma ancora forte e tenacemente ostile alle novità, la politica estera siciliana doveva, necessaria­mente, stare sulla difensiva.
Il fallimento della politica estera siciliana si dovette anche al fatto ch'essa si svolse in mezzo a condizioni particolarmente avverse al riconoscimento della legittimità della rivoluzione. H Piemonte, a cui la Sicilia s'era rivolta per un re, aveva i suoi particolari obiettivi per i quali sarebbe stata accetta solo una Sicilia militarmente forte, senza di che esso doveva necessaria­mente pensare a stringere relazioni proprio coi Borboni, i soli che in Italia, dopo il Piemonte, disponevano di un esercito e di una buona flotta. Gli interessi dell'Inghilterra e della Francia, pur essendo divergenti, si elidevano vicendevolmente, spe­gnendo un contrasto di cui la Sicilia avrebbe potuto approfit­tare appoggiandosi ad una di esse.
Il Torre Arsa, quindi, non sperò nell'aiuto inglese più che in quello francese; e presso i due governi insistette solo perchè sapeva che la loro volontà era decisiva in quel momento sulle
(326) Una giunta disamina delle nwe dalla dobolein dalla rivolutnone fa il CALVI, op. efc.. praf. IX.