Rassegna storica del Risorgimento
FARDELLA DI TORRE ARSA (FAMIGLIA)
anno
<
1934
>
pagina
<
1249
>
/ Fardello di Torre Arsa 1249
eorti dell'Italia divisa e della Sicilia inerme. Non mendicò aiuti con la servitù della Sicilia e lo dichiarò solennemente nel-1'enunciare il suo programma che volle conservare italiana, ma in tutti i dispacci usò un linguaggio dignitoso e talvolta, in quelli spediti a Londra, fermo e risoluto : ce Dovendo noi soffrire gli effetti della potenza, dobbiamo almeno portare la fronte alta (327). Insistette maggiormente nel tentativo di risolvere la questione siciliana in quella italiana con cui sentiva chiaramente il legame e s'accorse che l'azione era prematura e si rammaricò del fallimento del programma federale.
Questo elemento, che contribuisce a caratterizzare la rivoluzione siciliana del '48, fa si che mentre, con l'insistenza sull'autonomia, la Sicilia sembra voler far parte per se stessa, sostanzialmente, invece, contribuisce, in una misura che solo più tardi potrà comprendersi, a riavvicinare lo spirito isolano a quello nazionale italiano. L'abbandono delle posizioni auto-nomiste e il patriottismo indiscutibile dimostrato sopratutto nel '60 e negli anni successivi non si potrebbe altrimenti spiegare.
Tenendo presente questo, si comprende perchè nel '48 il Torre Arsa è energico nel parlare al cospetto delle grandi potenze di diritto nuovo e nel rigettare qualunque transazione diplomatica che mirasse alla pacificazione col trionfo del vecchio sistema, e qualunque accomodamento, poiché il problema si riduceva al punto se un popolo debba essere o no libero di scegliere il re e il regime che vuole. Il Torre Arsa aveva sostenuto che il Piemonte, ce rendendosi padrone del movimento morale italiano , dovesse accettare l'offerta del trono di Sicilia ed iniziare cosi il processo di unificazione. Sarebbe stata questa veduta come idea cardinale che avrebbe dovuto fin dal principio, e che debbe ora più che mai guidare la diplomazia dei governi Italiani e tra questi quello del Piemonte per primo T> (328). È vero che egli pensava all'unificazione e non all'unità, ma, in fondo, l'esperienza rivoluzionaria siciliana, come quella delle altre regioni, era un tirocinio d'italianità. Il Torre Arsa aveva sostenuto presso il governo di Parigi che <( l'Italia abbenchè scissa e divisa per opera dei suoi principi,
(327) Lett. del Terre Arac PIVAmori, 21 novembre 1848, in Cart. di M. Amori, I. p. 434-35.
(328) Disp. del Terre Ara a Torino, 29 ottobre 1848.