Rassegna storica del Risorgimento

FARDELLA DI TORRE ARSA (FAMIGLIA)
anno <1934>   pagina <1254>
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1254 Francesco De Stefano
suto per l'attuazione dei propri ideali politici, ha assistito al loro crollo in patria e ne attende, attraverso una nuova espe­rienza, il risorgimento e il trionfo. Un carattere comune con quello dell'emigrazione in genere, e che nasce dal disdegno degli interessi particolari per seguire le aspirazioni che si assom­mano nel lungo desiderio di marciare, con gli altri italiani, sulle vie della civiltà moderna, e dal sacrificio continuo degli affetti anche più cari, conferisce all'emigrazione quell'impronta di nobiltà che fa dimenticare gli aspetti meschini dei contrasti quando questi non s'innalzano all'altezza della lotta grandiosa dei due principi, il liberale moderato e il democratico.
Nessuna soluzione di continuità tra la prima e la seconda fase della lotta per la libertà. Costretti a lasciare la propria terra, gli esuli portarono con sé tutto il bagaglio delle proprie idee, lo spirito combattivo acuito dalla dolorosa visione della catastrofe di cui si attribuivano a vicenda la responsabilità, il bisogno di continuare la rivoluzione, accostandosi di più a quelle due grandi correnti, cercando di servirsi, a seconda del proprio mondo politico, delle forze che esse racchiudono, finendo, come era naturale, col dissolversi in esse. Ma, prima di giungere a questo risultato, l'emigrazione siciliana ruota attorno a quei due poli con tutte le varietà e le differenze che derivano dalla diver­sità di educazione, di tendenze, di ambienti in cui vivono, e dal variare degli avvenimenti italiani ed europei : sicché si passa dall'uno all'altro estremo attraverso la più svariata e trasmute­vole gamma di colori politici sul fondo comune, che è dato dall'universale avversione pei Borboni e dall'universale sen­timento della nazionalità, eh'è la forza in cui il particolarismo siciliano, come gli altri, finisce coli'annuii arsi. E quelle due idee sono i soli punti di riferimento che impediscono di smar­rirci fra tanti contrasti.
Democratici e liberali, anche di tendenza moderata, cercano, nei primi tempi, di affrontare il problema per risolverlo in armonia d'intenti, ammaestrati dall'esperienza sul danno dei dissensi. Ma, a contatto con le opinioni del continente, quelle siciliane del '48 andranno a poco a poco modificandosi e il distacco tra moderati e democratici si farà più sensibile. I risul­tati degli approcci e della votazione fatti tra il 1850 e il 1851 per costituire un comitato centrale siciliano e formulare un comune programma di azione dimostrano, con maggiore evi-