Rassegna storica del Risorgimento

FARDELLA DI TORRE ARSA (FAMIGLIA)
anno <1934>   pagina <1259>
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/ Farfalla di Torre Arsa 1259
l'impossibilità di conservare il grado, non attuò il disegno vagheggiato e lasciò da parte le commendatizie per Massimo d'Azeglio e il ministro della guerra (353). Quando lo assali­vano le memorie dolorosissime delle nostre campagne , rien­trava triste nel piccolo appartamento in cui, per economia, abi­tava col fratello, e impiegava le sue ore nei prediletti studi militari che erano l'occupazione di tutte le sere. Il dono che più gli riusciva gradito era quello di un libro ed egli era contento quando il fratello Giambattista gliene inviava dalla Toscana. Corsi di tattica in genere e di tattiche delle armi spe­ciali erano da lui letti in italiano e in francese e consigliati come la migliore lettura (354). Per un certo tempo frequentò anche, insieme con alcuni amici, le lezioni di uno dei tanto apprez­zabili fratelli Mezzacapo, direttore nei '48 di artiglieria a Venezia (355). Era sempre la stessa passione giovanile accre­sciuta ora dal desiderio di prepararsi all'avvenire poiché, certa­mente, solo la forza delle armi avrebbe riaperto le porte del­l'isola natia.
Ma spesso, : povero esule a cui i giorni succedono tutti uguali e monotoni , era vinto dalla nostalgia del nostro bel paese che ci sta inciso nel cervello e nel cuore . Allora, ce la semplice conversazione dei nostri buoni compatriotti gli dava la ce dolce sensazione delle cose patrie . Oh! come volentieri darei porzione della mia esistenza per tornare a quella di prima ; e quell'uomo stesso che, nel carcere, aveva trovato la forza per confortare anche i fratelli lontani, in esilio, tal­volta, si sentiva abbattuto dall'angoscia perchè vedeva che spesso i conforti non giovano neppure a raddolcire i miei dolori cagionati dalla medesima sorgente . Allora lo assale una volontà di piangere sulla caduta di tante illusioni, a lungo acca­rezzate, e si abbandona. Ma per poco. Tutto è finito e se non fosse per le profonde convinzioni del bene, direi che è
(353) Sono due lettere del principe dì Bittcra al D'Azeglio ed al La Marraora datate da Genova 27 e 28 maggio 1850; ma non furono consegnate e ai conservano nell'Arci, del conte Fardello T. A.
(354) Arcb. De Blusi-Fardella, lett di Enrico a Giambattista. 12 luglio e 31 ottobre 1850. Pare anebe ebe fosse socio delTosBOciarione agraria degli stati sardi (doc. nella bibl. della villa di Torre Arsa).
(355) Jòirf., lett. di Enrico a Giambattista, Genova, 22 luglio 1851; v. U. PESCI. Il gen. Carlo Mezzacapo e il MUO tempo, Bologna, 1908, pagg. 45 sgg.