Rassegna storica del Risorgimento

FARDELLA DI TORRE ARSA (FAMIGLIA)
anno <1934>   pagina <1260>
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1260 Francesco De Stefano
finito per sempre ; ma ce Iddio esiste e non abbandona il suo popolo (356).
Sono momenti di debolezza e di scoramento che si leggono nella vita di tutti gli esuli, specialmente in quella fine del '50 in cui, dopo gli avvenimenti parlamentari inglesi, pareva che anche l'Inghilterra dovesse avvicinarsi alle potenze conserva­trici (357). Giambattista rimpiangeva ce la nostra bella e cara Torre Arsa . Anche il marchese scriveva: <c Io vado abituan­domi all'idea di non rivedere mai più la patria ; anche il Man­zoni, il buon ce Masino , il meno proclive alle idee malinco­niche esclamava: ce A che illuderci oltre! A che sperare ancora! Non ci rimane che curvare la fronte e soffrire con dignità! .
Erano brevi pause di una vita normalmente operosa e vis­suta fra contrasti politici, fiduciosa ce nelle convinzioni, nella santità del principio e nella giustizia di Dio (358). Questa attività si svolgeva attraverso una intensa corrispondenza epi­stolare con gli emigrati negli altri paesi o nella stretta cerchia degli amici che, di regola, vivevano a Genova e facevano capo al marchese
A parte gli inevitabili cambiamenti momentanei nella colonia, i siciliani che più di frequente erano a contatto coi Torre Arsa erano il principe di Butera, Emerico Amari, Vito d'Ondes Reggio, il marchese di Roccaforte, Ciaccio, Mariano Fioren­tino, Vincenzo Cianciolo, Giuseppe Natoli, Francesco di Villa-fiorita, Federico Napoli, Chindemi, Salvatore Calvino (359).
(356) Arcb. De Blasi-Fardella, leti, di Enrico a Giambattista, Genova, 3 gena., lo e 26 marzo 1851; Arcb. conte Fardella T. A., lett. di Enrico a Giambattista, Ge­nova, 20 seti, 1:853 ; Arcb. De Blasi-Fardella, lett. di Enrico a Giambattista, Genova, 2 e 15 gennaio 1852.
(357) G. MARALDI, II partito democratico subalpino e l'azione politico-parla­mentare di A. Depretis nel decennio 1849-58, in Ross, stor. del Ris., XVDZ (1930), I, pagg. 105-73.
(358) Arcb. De Diasi Fardella, lett... del marchese a Giambattista Genova, 19 die. 1850; lett. del conte Tommaso Mànzone a Giambattista, Genova, 22 set­tembre 1853; lett. di Enrico a Giambattista, 23 die. 1852.
(359) Il principe di Boterà era arrivato a Genova nell'ottobre del 1849 (Arcb. Storia patria di Palermo, filza Roccaforte, lett. di Giovanni Roccaforte al fratello Lorenzo 18 ottobre 1849). In casa saa si tenevano riunioni di siciliani a coi interve­nivano anche napoletani (cfr. anche leti, del 22 ott. 1849 dello stesso allo stesso). F. Napoli nel '49 era professore a Genova. Salvatore Calvino visse prima a Genova impartendo lezioni private, e poi fa professore di matematica a Spezia. Cfr. PALA-MKNGHI-CWSPI. N. Fabrizi, C. Pisacane e R. Pilo, in II Risorgimento, VII (1914). pag. 373. Nel '54 egli fu segretario del Comitato di Genova. Cfr. CASANOVA, Lo sbarco di Roccalumera, in Arch. Stor, Sto. XLVEL, pag. 269.