Rassegna storica del Risorgimento

FARDELLA DI TORRE ARSA (FAMIGLIA)
anno <1934>   pagina <1268>
immagine non disponibile

1268 Francesco De Stefano
idee del fratello maggiore. Prima d'allora egli aveva sperato nell'insurrezione popolare ed aveva palpitato ad ogni più lieve indizio. Ma la relegazione del cognato, la visione di Palermo sotto i cannoni regi, le accoglienze ricevute da Ferdinando in Sicilia, la debolezza dei gruppi liberali, indicavano qual'era la vera faccia delle cose (382). Il ce funebre carnevale di Mi­lano, con tutte le sue conseguenze, l'avevano convinto che tutti i moti di quel genere erano conati solo buoni ad aguzzare gli strumenti di tortura, e ad affilare le mannaie (383). Anche le speranze nella Francia democratica erano venute meno dopo gli avvenimenti del dicembre del 1852 che segnavano un signi­ficante regresso nella usurpazione del Bonaparte . ce È vero, diceva il Torre Arsa, che a questi passi arditi alle volte tengon dietro rovesci più grandi, ma è più probabile il trionfo della forza non fosse così effimero, e che parecchi anni venissero consumati per riprendere quel filo di progressivo miglioramento che venne interrotto dagli avvenimenti del '49 e quasi smarrito per gli eccessi delle sette, e degli ultra di tutti i partiti (384). Non rimaneva che sperare, per l'avvenire, nel trionfo dei prin­cipi per cui si era combattuto in patria e di cui il Piemonte, per volontà del suo sovrano e del suo governo, era, ormai, Punico depositario (385).
Ma per preparare quest'avvenire bisognava non ripetere gli errori e continuare l'opera della rivoluzione con un senso mag­giore della realtà. La scissura nell'emigrazione, accaduta fra il '50 e il '51, era servita a delimitare con precisione i campi dei due partiti avversi. Gli avvenimenti politici di quegli anni, in Italia e in Europa, avevano sgombrato il terreno dalle ultime illusioni ed influito nello stabilire presso quali governi i moderati avrebbero ora agito : il piemontese e l'inglese. Anche le pole­miche sulle questioni secondarie e sugli atteggiamenti indivi-
(382) Enrico aveva sperato, come altri esuli, in una insurrezione siciliana fra il '50 e il '51. Arch. De Blesi-Fardclla, leti, di Enrico a Giambattista, Genova, 14 maggio; 1, 8, 15 e 22 agosto; 6 e 7 seti.; 19 die. 1850. Nelle lettere successive, ea. 17 aprile, 9 ottobre, 25 nov. 1852, 23 die. 1852, c'è la disillusione. La stessa ini* pressione nel conte Manzoni, Iett. a Giambattista, 30 ottobre 1852.
(383) Le, del Torre Arsa e di Enrico a Giambattista. Genova 10 febbraio 1853.
(384) Leti, del marchese e di Enrico a Giambattista, 12 dicembre 1851, 2 gen­naio 1852.
(385) Leti. eit. e quelle del 5 e 15 gennaio 1852.