Rassegna storica del Risorgimento

FARDELLA DI TORRE ARSA (FAMIGLIA)
anno <1934>   pagina <1276>
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Francesco De Stefano
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Ma se sul Pruth il cannone rompeva la matassa ingarbugliata, sulla Senna e sul Tamigi, la fantasia feconda dei diplomatici escogitava combinazioni nuove. L'ultima era quella di ripartire l'Italia in tre stati, dando a Luciano Murat Napoli e la Sicilia. Naturalmente il progetto doveva suscitare le più accanite oppo­sizioni in tutti i campi dei rivoluzionari italiani, in quello demo­cratico unitario perchè l'attuazione del loro ideale sarebbe stata ritardata, chissà per quanto tempo, da una di quelle transazioni diplomatiche che erano tanto odiose al Mazzini; e in quello mo­derato perchè, sostituendo il Murat al Borbone, non si risol­veva affatto la questione, se pur non se ne pregiudicava anche l'avvenire.
Uno dei moderati più amici del Torre Arsa, Domenico Pi-raino, vi si dichiarava risolutamente avverso sin dal principio, e scriveva ce La Sicilia sarà Italia, se Italia sarà, se no sarà indi­pendente e per amministrazione e per monarchia (406). H che dimostra, nello stesso tempo, che, anche secondo uno dei più tenaci autonomisti, la soluzione finale della questione siciliana avrebbe dovuto essere italiana.
I moderati perciò cercarono di neutralizzare subito i maneggi del gran maestro della massoneria francese. H Torre Arsa svol­geva le sue pratiche a Londra ed esortava gli amici a tenersi pronti per gli avvenimenti prossimi, se non volevano trovarsi innanzi a fatti irrimediabilmente compiuti. Sembrava a taluno che, in quel momento, l'azione del governo di Torino non fosse così coraggiosa da assecondare le generose intenzioni del re che Enrico ammirava ce perchè protesta di morire a cavallo tra i suoi soldati e il suo popolo (407); e che ancora il giuoco degli
a Giambattista 17 e 24 novembre 1853). In questo periodo egli è mobilissimo: corre da Genova a Torino, da Torino a Nizza. Certo oltre che allo stato d'animo, questo andirivieni è dovuto all'intensificarsi dell'attività politica del fratello come appare dal Cart. Torre Arsa, lclt. del Granateli! al Torre Arsa, 21 giugno 1853, in cui è detto ebe Enrico è latore di lettere pel marchese. Lo lettore del marchese a Giam­battista del 9 o 30 giugno, 7 e 14 loglio (Areb. De BlaBi-Fardella) accennano a questi viaggi ma non dicono nulla clic interessi la vita politica.
(406) Bibl. Fard., Cart. Torre Arsa, teli, del Piraiuo al Torre Arsa; Firenze 3 novembre 1858.
(407) Areb. De Blasi-Fardella, leti, di Enrico a Giambattista, 3 marzo 1853.