Rassegna storica del Risorgimento
FARDELLA DI TORRE ARSA (FAMIGLIA)
anno
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1934
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pagina
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1283
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/ Farfalla di Torre Arsa 1283
nendogli lavori d'ogni genere per alimentare le buone disposizioni dello spirito pubblico (424). Ma il Torre Arsa non andava oltre questa forma di preparazione. Egli era sempre contrario all'idea di un movimento rivoluzionario in Sicilia, dalla quale in quel momento fu preso qualcuno de isuoi stessi amici (425). Ed al senso di delusione cbe trapela dal carteggio, specialmente da quello tra il Torre Arsa e lo Scalia, si unisce quello di dispetto per la polemica cbe, iniziata dal Manin e allargatasi poi con l'intervento del Crispi ed in ultimo del Mazzini, s'era scatenata nei giornali sui mezzi da usarsi per smuovere il paese contro il Borbone proprio nel momento in cui si aspettava una imminente discussione nel Parlamento inglese ce e si sperava che il risulta-ìnento sarebbe di mostrare la necessità di un intervento attivo nelle due Sicilie, come mezzo di evitare la rivoluzione ed inaugurare un miglior ordine di cose (426).
Certamente quella polemica era inopportuna secondo il punto di vista dei moderati che, con pazienza e tenacia, conducevano di lunga mano la preparazione dell'opera liberatrice. Ma, dal punto di vista dell'interesse generale, essa era servita a dimostrare che ormai l'ordine nuovo, per cui gli esuli lottavano da anni, non poteva nascere senza la concordia delle forze, senza abbandonare il sistema delle azioni slegate e precipitate. Il Congresso di Parigi, le discussioni del luglio nella Camera dei Comuni, la stessa campagna della stampa inglese, avevano indicato che il problema siciliano era considerato solo come una parte della grande questione italiana e che unicamente nella soluzione di questa sarebbe avvenuta anche quella dell'altro (427).
Un accenno d'una lettera dello Scalia ci dice chiaramente come, nel primo fervore di speranze d'una soluzione, gli occhi dei moderati fossero intenti a scrutare le mosse del Cavour. Gli esuli di parte moderata comprendevano che ce il Piemonte con la sola sua esistenza è progresso alla causa della libertà in Italia e questo avevano scritto nelle loro prime lettere i Torre Arsa ; che bisogna sostenerlo ad ogni costo , che non c'è altra via per la salvezza d'Italia che di aver sacre le istituzioni del
(424) Cari, Torre Arsa, leti, dello Scatta, 15 maggio e 7 giugno 1856,
(425) Ibid., idi. del Piraino, 13 e 17 luglio, 11 agosto 1856. Cfr. DE MARIA, loe. eh.
(426) Ibid., lett. dello Scalia, 4 agosto 1856.
(427) Ibul., leu. dello Scalia, 7 maggio 1856.