Rassegna storica del Risorgimento

FARDELLA DI TORRE ARSA (FAMIGLIA)
anno <1934>   pagina <1297>
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/ Fardello di Torre Arsa
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e quindi tutt'al più facendo il paragone con la Svezia e la Norvegia (483). In queste parole del Settimo al Torre Arsa sì sente ribadito lo stesso programma che il Torre Arsa aveva enunciato al principio di quell'anno. Sotto l'apparenza della vecchia forma v'era dunque un contenuto nuovo. Se nei riguardi del Piemonte il cammino di avvicinamento sembrava segnare un arresto, quello verso l'unificazione continuava a progredire. L'assetto raggiunto dalle regioni già liberate aveva reso più acuto il dolore che per la Sicilia tardasse a suonare ancora l'ora della liberazione.
Alla fiducia di tutti nell'Inghilterra non partecipava Giam­battista. Egli sperava poco, d'accordo con lo stesso marchese, nei buoni risultati della missione, ma pensava che bisognasse tuttavia adattarsi ad essa come ad una conseguenza inevitabile della posizione in cui il fratello maggiore si trovava, che biso­gnasse accettarla come un sacrificio che l'onore richiedeva; ma cbe essa avrebbe dovuto essere integrata da approcci presso Napoleone, un colloquio col quale sarebbe stato opportuno e forse utile (484). Egli aveva fede cbe le cose italiane alla fin fine si accomoderanno bene e che al cominciare del 1860 tutto sarà assettato (485). Più acuto dei fratelli, Giambattista vedeva ormai chiaro il prossimo avvenire; più riflessivo, notava cbe l'attività dei moderati aveva il difetto di non tenere nel dovuto conto la Francia.
Verso la fine di settembre, il marchese di Torre Arsa tor­nava da Londra infectis rebus (486). Il suo pensiero è espresso in una lettera a J. Hudson : In quanto allo scopo della mia gita vi dico in due parole cbe il vostro governo a me sembra troppo preoccupato del pensiero d'evitare anche l'ombra d'una differenza colla Francia, e cbe perciò l'Italia intera non potrà sperare cbe buone parole, e nulla più, perdonate la mia fran­chezza. Napoli e Sicilia sono però in una infelice posizione, e se tarda a scoppiarvi una rivoluzione corrono il rischio d'essere completamente abbandonate al loro cattivo destino, e quel che è pia nel mentre cbe non si vi vorrebbe vedere altra volta un
(483) Cari. T. A.. letL del Sottimo, Ottobre 1859.
(484) Ibitl., leu. di Giambattista, 20 agosto 1859.
(485) Ibid., leti, di Giambattista, 17 agosto 1859.
(486) Ibid., leti, di Giambattista, 29 sett., del Radi, 30 seti. 1859; lett. del Torre Arsa a Sir. 1. Hudson, Parigi,: 22 seti. 1859...